In un precedente post ci eravamo soffermati sul significato del termine "crisi":
Ma cos'è questa crisi?
Oggi vogliamo occuparci della crisi nella sua attualità.
Questa crisi economica non è una delle solite crisi del capitalismo.
E' la crisi di un sistema economico basato sulla crescita dei profitti a scapito delle risorse della biosfera: adesso siamo al punto che "non c'è più trippa per gatti".
Poca trippa e troppi gatti!
Stiamo inesorabilmente entrando nell'epoca della decrescita, che significa decrescita demografica, decrescita dei consumi, decrescita del lavoro disponibile e, come ultima conseguenza, decrescita dei profitti individuali e d'impresa.
Il mercato borsistico mondiale non è ancora fallito per il costante rimpinguamento effettuato dalle Banche Centrali (FED, BCE, BOJ ...), ma tutti cominciano ad averne le tasche piene della speculazione onnipervasiva e si sta pensando seriamente ad una radicale riforma di questi cosiddetti mercati.
Nei prossimi decenni si assisterà ad una parallela crescita della quota di felicità pro-capite e una conseguente crescita del capitale sociale, costituito dall'enorme massa di volontari, associazioni e movimenti civici impegnati nel campo della cooperazione sociale, della responsabilità d'impresa, della coltivazione biologica, dell'energia rinnovabile ... nel rispetto di nostra madre terra.
Ci sarà una progressiva ripresa dei legami culturali, si rinsalderanno i legami sociali oggi sfilacciati dall'eccesso di competizione, i valori ambientali prenderanno il sopravvento sull'inquinamento delle acque e sulla cementificazione dei territori.
Nessuno potrà più permettersi di predicare quell'eresia pratica secondo cui "con la cultura non si mangia".
I cittadini non delegheranno più i politici a trattare per loro conto, bensì chiederanno sempre più insistentemente di poter contare nelle decisioni riguardanti la comunità civile e politica.
Per ultima verrà la "Rivoluzione dei Beni Comuni": sulla spinta di queste richieste emergenti dal basso, aria, acqua, territorio, energia saranno protetti da una legislazione concordata dalle nazioni a livello planetario.
"io decido X Albignasego" è il nome del movimento civico che vuol dare la parola ai cittadini di Albignasego, comune della provincia di Padova ... e non solo!
martedì 15 gennaio 2013
domenica 13 gennaio 2013
La salita in campo di Mario Monti: una scelta di chiarezza e responsabilità
Ve lo ricordate Claudio Petruccioli?
Fu presidente della RAI dal 2005 al 2009, gli anni a cavallo della parentesi Prodiana tra le due ali del Cavaliere ...
Ho trovato un suo articolo, a mio parere molto ben fatto e onestamente obiettivo, sulla salita in campo del Professor Monti.
Eccolo qua, vale la pena di leggerlo:
Che fastidio, quel Monti!
Fu presidente della RAI dal 2005 al 2009, gli anni a cavallo della parentesi Prodiana tra le due ali del Cavaliere ...
Ho trovato un suo articolo, a mio parere molto ben fatto e onestamente obiettivo, sulla salita in campo del Professor Monti.
Eccolo qua, vale la pena di leggerlo:
Che fastidio, quel Monti!
mercoledì 9 gennaio 2013
Il Fondo Monetario Internazionale ha sbagliato!
Molto ben fatto l'articolo di Andrea Baranes sul sito di Non Con I Miei Soldi!:
Abbiamo sbagliato…
E' confortante verificare, a distanza di oltre un anno, che le politiche monetarie e mercantiliste fatte passare sulla testa dei cittadini europei non scendono nel cuore, con il risultato che non realizzano lo scopo per cui sono state imposte.
I popoli sono organismi plurali composti di comunità di persone libere e senzienti, dotate di una propria cultura e tradizione, non sono organizzazioni di massa per produttori apatici e consumatori afasici, né, tantomeno, macchine, assemblaggi di macchine, reti di nodi intelligenti ed intellegibili, solide o liquide, o altre diavolerie similari ...
Solo la vera democrazia può assicurare pace, stabilità e progresso ai popoli!
Questo fallimento della politica monetaria di austerità ci dice una grande verità su tutti noi: nonostante tutti i nostri limiti - e probabilmente in forza di essi - siamo ancora umani, dopo tutto!
Abbiamo sbagliato…
E' confortante verificare, a distanza di oltre un anno, che le politiche monetarie e mercantiliste fatte passare sulla testa dei cittadini europei non scendono nel cuore, con il risultato che non realizzano lo scopo per cui sono state imposte.
I popoli sono organismi plurali composti di comunità di persone libere e senzienti, dotate di una propria cultura e tradizione, non sono organizzazioni di massa per produttori apatici e consumatori afasici, né, tantomeno, macchine, assemblaggi di macchine, reti di nodi intelligenti ed intellegibili, solide o liquide, o altre diavolerie similari ...
Solo la vera democrazia può assicurare pace, stabilità e progresso ai popoli!
Questo fallimento della politica monetaria di austerità ci dice una grande verità su tutti noi: nonostante tutti i nostri limiti - e probabilmente in forza di essi - siamo ancora umani, dopo tutto!
martedì 8 gennaio 2013
Politica, non mercato di voti
Servono visioni e scelte di "civil concorrenza"
di Luigino Bruni
di Luigino Bruni
Per avere un’idea
di quanto il linguaggio e la logica politica siano spesso presi a
prestito da altri linguaggi, basta leggere i giornali o guardare la
tv in questa fase pre-elettorale. Espressioni come 'campagna'
elettorale, 'competizione' politica, 'arena', 'campo', sono mutuate
dal linguaggio militare, economico e sportivo, logiche molto
pericolose e generalmente sbagliate quando accostate alla politica e
alla democrazia, perché quasi sempre rimandano all’idea di
relazioni antagonistiche a 'somma zero', dove le vincite dell’uno
corrispondono alle perdite dell’altro. La metafora più potente,
anche per la sua lunga storia, è quella economica, che porta a
leggere la dinamica politica come la competizione nei mercati. C’è
una lunga tradizione di pensiero che ha visto la politica sulla
falsariga del mercato, e non sempre con risultati negativi o
incivili. Joseph Schumpeter, negli anni Quaranta del secolo scorso,
scopriva con tristezza e profeticamente che i politici altro non sono
se non «mercanti di voti». Da quella intuizione è poi scaturita
tutta una teoria politica 'competitiva' dove i diversi partiti
lottano tra di loro per conquistare il voto dell’elettore al fine
di raggiungere il potere. I partiti sarebbero così nulla di
sostanzialmente diverso dalle imprese, poiché le imprese
(capitalistiche) massimizzano i profitti economici e i partiti
massimizzano i profitti politici (voti). Dietro questo approccio
economico-competitivo alla politica (il mercato politico) si cela
l’idea-ideologia che il mercato sia il principale luogo e strumento
di libertà e di eguaglianza, e che lo è tanto più quanto più
alimenta la concorrenza. Questa visione 'competitiva' della
democrazia è molto complessa quando si esce dall’astratto e ci si
cala dentro la prassi politica, anche perché, a differenza dei
mercati civili, le coalizioni tra partiti una volta raggiunto il
potere lo possono usare a proprio vantaggio, scaricando, almeno in
buona misura, i costi sulle minoranze meno dotate di voce
politica.
Questa logica diventa poi devastante se chi la pratica ha in mente un’idea errata di mercato, come è, purtroppo, quella che domina da qualche decennio in Italia, e sempre più in un mondo governato dalla finanza speculativa 'a somma zero'. L’idea di competizione economica che possiamo evincere dalle azioni e dalle parole di molti leader politici, sarebbe soltanto bizzarra se non fosse anche tragica. Un’idea che avrebbe fatto rabbrividire anche gli economisti classici fin da Adam Smith, per non parlare dei massimi teorici della democrazia, da Mill a John Rawls. Il mercato viene infatti immaginato come il luogo dove l’impresa Rossi ha come scopo battere l’impresa concorrente Bianchi. Qui la competizione, il cumpetere, diventa un cercare (petere) insieme (cum) di vincere la stessa gara, ma non implica alcuna azione congiunta, nessuna forma intenzionale di cooperazione. È questa un’idea deformata sia di competizione sia di mercato, poiché il buon mercato, o 'la civil concorrenza', nelle parole di Carlo Cattaneo, è esattamente l’opposto: l’impresa Rossi non ha come scopo 'battere' l’impresa Bianchi, ma soddisfare al meglio i bisogni dei consumatori; e se l’impresa Bianchi è meno capace di Rossi di soddisfare quei bisogni, o migliora o esce dal mercato. È questa la natura più profonda della competizione di mercato, che è quindi una faccenda cooperativa, un’azione congiunta. Quindi, se qualcuno ama usare la categoria di competizione per descrivere la dinamica politica, che almeno si orienti verso la sua versione migliore, più profonda e civile. In realtà, quando nei mercati e nella politica gli attori non hanno più l’energia morale e l’entusiasmo civile di guardare avanti e insieme nella stessa direzione, di proporre qualcosa di importante ascoltando e parlando con i cittadini, si guarda 'accanto', e così rischia di prevalere uno sguardo miope e orizzontale orientato a battere il concorrente, il rivale e l’avversario.
E questo è un segnale di malessere etico e antropologico profondo, malattia da curare con fermezza. La concezione odierna, ed errata, del mercato politico allora non è altro che un segnale (forse il maggior segnale, come già percepiva Schumpeter) che si è logorato un modo di stare al mondo e di cooperare. Dobbiamo saper immaginare una nuova stagione esplicitamente cooperativa, se vogliamo veramente arrestare quel declino già da tempo iniziato, che è molto più profondo del debito e del Pil. Una strada, una volta chiusa questa fase elettorale e assegnato a ciascuno il ruolo e il peso stabiliti dal voto popolare, è dare vita a un processo condiviso e cooperativo, analogo a quello che ha ispirato la Costituzione repubblicana, frutto di una ritrovata concordia che riuscì a trasformare le macerie della guerra in un nuovo Patto civile. I giorni che ci separano dalle elezioni possono insomma essere non solo il tempo di una battaglia di idee, ma anche l’inizio, un primo passo, di un lungo processo per il quale sarà necessario il contributo delle migliori donne, uomini e giovani della società civile, verso nuove sintesi. Un primo passo, affinché sia un buon passo, richiede però fin da ora la capacità di coltivare le ragioni della concordia e del consenso, un cercare insieme. Occorre avere il coraggio di mettere in primo piano l’immaginazione e la proiezione verso il futuro da costruire, anziché esaurire tutte le energie nell’affanno di garantire il controllo del presente.
Questa logica diventa poi devastante se chi la pratica ha in mente un’idea errata di mercato, come è, purtroppo, quella che domina da qualche decennio in Italia, e sempre più in un mondo governato dalla finanza speculativa 'a somma zero'. L’idea di competizione economica che possiamo evincere dalle azioni e dalle parole di molti leader politici, sarebbe soltanto bizzarra se non fosse anche tragica. Un’idea che avrebbe fatto rabbrividire anche gli economisti classici fin da Adam Smith, per non parlare dei massimi teorici della democrazia, da Mill a John Rawls. Il mercato viene infatti immaginato come il luogo dove l’impresa Rossi ha come scopo battere l’impresa concorrente Bianchi. Qui la competizione, il cumpetere, diventa un cercare (petere) insieme (cum) di vincere la stessa gara, ma non implica alcuna azione congiunta, nessuna forma intenzionale di cooperazione. È questa un’idea deformata sia di competizione sia di mercato, poiché il buon mercato, o 'la civil concorrenza', nelle parole di Carlo Cattaneo, è esattamente l’opposto: l’impresa Rossi non ha come scopo 'battere' l’impresa Bianchi, ma soddisfare al meglio i bisogni dei consumatori; e se l’impresa Bianchi è meno capace di Rossi di soddisfare quei bisogni, o migliora o esce dal mercato. È questa la natura più profonda della competizione di mercato, che è quindi una faccenda cooperativa, un’azione congiunta. Quindi, se qualcuno ama usare la categoria di competizione per descrivere la dinamica politica, che almeno si orienti verso la sua versione migliore, più profonda e civile. In realtà, quando nei mercati e nella politica gli attori non hanno più l’energia morale e l’entusiasmo civile di guardare avanti e insieme nella stessa direzione, di proporre qualcosa di importante ascoltando e parlando con i cittadini, si guarda 'accanto', e così rischia di prevalere uno sguardo miope e orizzontale orientato a battere il concorrente, il rivale e l’avversario.
E questo è un segnale di malessere etico e antropologico profondo, malattia da curare con fermezza. La concezione odierna, ed errata, del mercato politico allora non è altro che un segnale (forse il maggior segnale, come già percepiva Schumpeter) che si è logorato un modo di stare al mondo e di cooperare. Dobbiamo saper immaginare una nuova stagione esplicitamente cooperativa, se vogliamo veramente arrestare quel declino già da tempo iniziato, che è molto più profondo del debito e del Pil. Una strada, una volta chiusa questa fase elettorale e assegnato a ciascuno il ruolo e il peso stabiliti dal voto popolare, è dare vita a un processo condiviso e cooperativo, analogo a quello che ha ispirato la Costituzione repubblicana, frutto di una ritrovata concordia che riuscì a trasformare le macerie della guerra in un nuovo Patto civile. I giorni che ci separano dalle elezioni possono insomma essere non solo il tempo di una battaglia di idee, ma anche l’inizio, un primo passo, di un lungo processo per il quale sarà necessario il contributo delle migliori donne, uomini e giovani della società civile, verso nuove sintesi. Un primo passo, affinché sia un buon passo, richiede però fin da ora la capacità di coltivare le ragioni della concordia e del consenso, un cercare insieme. Occorre avere il coraggio di mettere in primo piano l’immaginazione e la proiezione verso il futuro da costruire, anziché esaurire tutte le energie nell’affanno di garantire il controllo del presente.
(da Avvenire
del 6 gennaio 2013)© riproduzione riservata
giovedì 20 dicembre 2012
Il 21 dicembre: insieme per diventare i Missionari dell'Arcobaleno
Padre
Adriano Sella, missionario saveriano, per molti anni in Brasile, è
attualmente responsabile della Rete interdiocesana sui nuovi stili di
vita.
Una rete nata nel 2002 con l’adesione di cinque diocesi, che, nel
frattempo, sono diventate più di venti.
Dice padre Sella, a
proposito della filosofia della sua Rete, che indica percorsi di vita
controcorrente:
“Non siamo né eroi né santi, ma cristiani responsabili e
cittadini solidali. Il nostro è un movimento nato dal basso che vuole
coinvolgere le comunità e arrivare anche a livello istituzionale, avere
un risvolto politico”.
L’idea del movimento è che cambiare è possibile
senza fare cose straordinarie, “ma intervenendo nella vita feriale, da
quando ci si alza al mattino a quando si spegne la luce prima di
addormentarsi: chiudere il rubinetto
mentre ci si lava i denti, senza sprecare acqua; usare lampadine a basso
consumo, non lasciare in stand by gli elettrodomestici, fare ogni tanto
un ‘digiuno’ da sms, automobile e gratta e vinci; praticare il
car-sharing e, soprattutto, capire che fare la spesa non è un’operazione
neutra ma etica”. Quando si fa la spesa si esprime un voto.
Padre
Sella ha scritto molti libri e articoli, in Italia e anche in Brasile.
Tra gli ultimi: “Una Solidarietà intelligente” e la “Miniguida dei Nuovi
Stili di Vita”. A Vicenza ha promosso il movimento Gocce di Giustizia e
altre realtà importanti che hanno come obiettivo sviluppare una cultura
della giustizia. Attualmente si è inserito nella diocesi di Padova come
coordinatore della Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita della Pastorale Sociale e del Lavoro, ed in particolare della campagna “La
domenica delle tre erre: Relazioni, Riposo e Risorto”, che ha
l’obiettivo di animare le comunità parrocchiali e i movimenti ecclesiali
della zona al fine di recuperare la domenica come giorno dedicato alle
relazioni, al riposo e al Risorto.
Estratto da http://cremonademocratica.org/
Estratto da http://cremonademocratica.org/
Allegato
il "Brano per la sosta cosmica del 21 dicembre" di padre Adriano Sella,
un invito a sostare, in meditazione, nel solstizio d'inverno, per poi diventare Missionari dell'Arcobaleno:
mercoledì 19 dicembre 2012
Salviamo l'azionariato popolare diffuso!
Ho firmato anch'io la Petizione al Ministro dell'Economia e delle Finanze: "Salviamo l'azionariato popolare diffuso"
Non avrei potuto fare diversamente.
Perché sono azionista di Banca Etica da molti anni e credo nei valori della finanza etica e del risparmio responsabile.
Perché c'è un altro aspetto di questo provvedimento fiscale, oltre al minimo di imposta di 34,20 euro, che non mi piace per niente: per l'anno 2012 è previsto un tetto massimo di imposta di 1200 euro/anno.
Questo comporta esentare dall'imposta la quota dei patrimoni che eccede il milione e 200.000 euro (con l'attuale aliquota dello 0,1%).
Se possiedo un milione e 200.000 euro a deposito pago 1200 euro, se possiedo 12 milioni di euro a deposito pago sempre 1200 euro, cioè 10 milioni e 800.000 euro (il 90%) sono esenti.
Perché non andare nella fascia patrimoniale oltre il milione e 200.000 euro a recuperare le risorse che attualmente si sottraggono ai piccoli e piccolissimi patrimoni?
Notare come viene presentata l'imposta: "si paga da un minimo di 34,20 euro ad un massimo di 1200"; questo modo di procedere appare bilanciato se non si chiarisce che i 34,20 euro li pagano tutti, anche chi avesse depositato solo 50 euro, mentre oltre i 1200 euro non si paga nulla!
Ovvero, i micropatrimoni pagano secondo aliquote stratosferiche ... che possono rasentare l'assurdo (pensate: 34,20 euro su 50 o 100 euro di azioni di Banca Etica, corrispondenti al 62% o il 32% del capitale), i grandi patrimoni pagano secondo aliquote progressivamente decrescenti, dallo 0,1% allo 0,01% ... fino a divenire insignificanti (tanto più insignificanti quanto più son grandi, enormi, monster).
La progressività dovrebbe essere una caratteristica del nostro ordinamento tributario; l'art. 53 della Costituzione disporrebbe in tal senso:
"Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".
In questo caso si è deciso l'esatto contrario: chi potrebbe contribuire di più pagherà di meno. Questo provvedimento è incostituzionale e potrebbe essere impugnato da qualsiasi cittadino italiano!
Tutto questo non vi riporta alla mente quel motto del capitalismo:
"Togliere poco a molti per dare molto a pochi"?
Ma che bella pensata, Signor Ministro e Signor Presidente del Consiglio!
E voi amiche e amici, riflettete e agite di conseguenza! Pensate a quale taglio (nel senso di prospettiva) volete dare alla politica del bel paese ... tra qualche mese!
Non avrei potuto fare diversamente.
Perché sono azionista di Banca Etica da molti anni e credo nei valori della finanza etica e del risparmio responsabile.
Perché c'è un altro aspetto di questo provvedimento fiscale, oltre al minimo di imposta di 34,20 euro, che non mi piace per niente: per l'anno 2012 è previsto un tetto massimo di imposta di 1200 euro/anno.
Questo comporta esentare dall'imposta la quota dei patrimoni che eccede il milione e 200.000 euro (con l'attuale aliquota dello 0,1%).
Se possiedo un milione e 200.000 euro a deposito pago 1200 euro, se possiedo 12 milioni di euro a deposito pago sempre 1200 euro, cioè 10 milioni e 800.000 euro (il 90%) sono esenti.
Perché non andare nella fascia patrimoniale oltre il milione e 200.000 euro a recuperare le risorse che attualmente si sottraggono ai piccoli e piccolissimi patrimoni?
Notare come viene presentata l'imposta: "si paga da un minimo di 34,20 euro ad un massimo di 1200"; questo modo di procedere appare bilanciato se non si chiarisce che i 34,20 euro li pagano tutti, anche chi avesse depositato solo 50 euro, mentre oltre i 1200 euro non si paga nulla!
Ovvero, i micropatrimoni pagano secondo aliquote stratosferiche ... che possono rasentare l'assurdo (pensate: 34,20 euro su 50 o 100 euro di azioni di Banca Etica, corrispondenti al 62% o il 32% del capitale), i grandi patrimoni pagano secondo aliquote progressivamente decrescenti, dallo 0,1% allo 0,01% ... fino a divenire insignificanti (tanto più insignificanti quanto più son grandi, enormi, monster).
La progressività dovrebbe essere una caratteristica del nostro ordinamento tributario; l'art. 53 della Costituzione disporrebbe in tal senso:
"Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".
In questo caso si è deciso l'esatto contrario: chi potrebbe contribuire di più pagherà di meno. Questo provvedimento è incostituzionale e potrebbe essere impugnato da qualsiasi cittadino italiano!
Tutto questo non vi riporta alla mente quel motto del capitalismo:
"Togliere poco a molti per dare molto a pochi"?
Ma che bella pensata, Signor Ministro e Signor Presidente del Consiglio!
E voi amiche e amici, riflettete e agite di conseguenza! Pensate a quale taglio (nel senso di prospettiva) volete dare alla politica del bel paese ... tra qualche mese!
mercoledì 5 dicembre 2012
Città di Albignasego
Sabato scorso, 1° di dicembre, Albignasego è divenuta "Città".
Nel concreto non è cambiato nulla, ma da sabato è iniziato un percorso che dovrebbe portare ad un consolidamento delle 8 comunità locali, attualmente arroccate attorno alle rispettive parrocchie (Sant'Agostino, Mandriola, Ferri, San Tomaso, San Lorenzo, Carpanedo, Lion, San Giacomo), in una realtà cittadina che è, in buon parte, ancora da inventare.
E quale paradigma potrebbe essere più adatto per favorire questo percorso se non quello della fraternità?
A Genova se n'è discusso, portando esperienze positive e costruttive:
Nel concreto non è cambiato nulla, ma da sabato è iniziato un percorso che dovrebbe portare ad un consolidamento delle 8 comunità locali, attualmente arroccate attorno alle rispettive parrocchie (Sant'Agostino, Mandriola, Ferri, San Tomaso, San Lorenzo, Carpanedo, Lion, San Giacomo), in una realtà cittadina che è, in buon parte, ancora da inventare.
E quale paradigma potrebbe essere più adatto per favorire questo percorso se non quello della fraternità?
A Genova se n'è discusso, portando esperienze positive e costruttive:
- La fraternità, nell’attuale processo di globalizzazione, è considerata dalla “Carta di Genova”, promossa e sottoscritta dal Comune del capoluogo ligure, insieme all’Associazione Città per la Fraternità, il 14 maggio 2011, un principio decisivo “per ridare senso e vigore alla libertà, per ridefinire funzione e ruolo degli Stati–Nazione, per rispondere alla crisi delle forme di organizzazione collettiva che segnarono la storia del secolo scorso, per armonizzare la molteplicità di religioni, etnie e culture esplose nelle società dell’occidente”.
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