"io decido X Albignasego" è il nome del movimento civico che vuol dare la parola ai cittadini di Albignasego, comune della provincia di Padova ... e non solo!

lunedì 10 giugno 2013

Election week per i cittadini di Capannori (LU)

Oggi a Capannori, provincia di Lucca, iniziano le votazioni ...

Eh no, vi sbagliate, direte voi, oggi si chiudono le votazioni, alle 15:00 e poi inizia lo scrutinio delle schede ... 

Eh, no, no, non stiamo parlando di elezioni amministrative, quelle che si tengono, di regola, ogni 5 anni, stiamo parlando dell'election week, la settimana durante la quale potranno votare tutti i cittadini residenti nel Comune di Capannori, italiani e stranieri, compresi i minorenni che compiranno il 16° anno di età entro il 16 giugno 2013 (ultimo giorno di votazione).

Per cosa sono chiamati a votare i cittadini di Capannori?

Ciascun elettore potrà esprimere un solo voto per uno degli 11 progetti elaborati dai 90 cittadini che hanno preso parte alla seconda edizione di Dire Fare Partecipare, il bilancio socio partecipativo del Comune di Capannori.
Progetti per i quali il Comune ha messo a disposizione 500 mila euro.
Si tratta di un percorso di democrazia diretta portato avanti dall’amministrazione Del Ghingaro, culminato con la presentazione delle proposte progettuali alla cittadinanza durante un incontro pubblico che si è tenuto venerdì 7 giugno.
Si potrà votare sia recandosi ai seggi allestiti nella sede comunale e nelle sedi delle ex circoscrizioni, sia attraverso internet.

Per maggiori informazioni, continuate a leggere qui:

http://www.comune.capannori.lu.it/node/13236

martedì 4 giugno 2013

Ascoltare il corpo, ciò che ricorda e insegna

Il limite e la potenza

Per ricreare lavoro e sviluppo dobbiamo trovare un nuovo rapporto con il corpo. Con quello reale però, non con quelli immaginari e immaginati, nostri e degli altri, che esaltiamo, aduliamo, idolatriamo, consumiamo e auto-consumiamo come merci finché giovani e fiorenti, e che poi rifiutiamo, in noi e negli altri, quando si ammalano, appassiscono, invecchiano. Il tema del corpo, in particolare della sua eclissi, è fondamentale per comprendere anche alcune dinamiche decisive nel mondo della grande impresa e della grande finanza. Le istituzioni, economiche e di ogni tipo, possono diventare disumane quando perdono di vista l’essere umano concreto, quindi corporeo.
La cultura contadina e quella della fabbrica sono state culture dure ma umane, anche perché erano basate su incontri, e scontri, tra esseri umani in carne ed ossa.
Quando i lavoratori, i clienti e i fornitori, e magari i colleghi, diventano invece realtà astratte e lontane, e così chi decide su di loro non li incontra e non li vede (se non, magari, in teleconferenza), accade che le persone inesorabilmente diventino soltanto numeri, algoritmi, costi.

Perdono il corpo, e quindi non sono più veramente persone.

Quando dell’altro non vedo il volto, il colore delle guance, il luccichio degli occhi, non sento il suo odore; quando non gli stringo la mano e sento se è sudata o tremula, diventa impossibile fare scelte giuste e buone che riguardano quelle persone. Si tagliano così 'teste', perché non sono teste di persone vere, ma quelle di pupazzi, di icone sul computer, di risorse umane. Ma quando non si vede nell’altro il suo corpo non si vede nulla di veramente umano, perché dire essere umano è dire corpo.

L’umile corpo dice meglio e più di trattati di teologia o di filosofia, la ricca ambivalenza della condizione umana: qualcosa fragile come l’erba del campo, ma fatto «poco meno degli angeli» (salmo 8). Il corpo è quello aurorale del Cantico ma anche quello declinante del Qoèlet: solo insieme capiamo cosa sia veramente il corpo e la relazione umana. Al tramonto, anche quello del corpo, si vedono orizzonti invisibili all’aurora. È la consapevolezza carnale di questa nostra ambivalenza che ci impedisce di sentirci angeli senza corpo e quindi immortali, o solo erba da calpestare. Prendere sul serio il corpo significa dare dignità a tutti i suoi sensi, perché soltanto gli incontri che li attivano tutti e cinque sono incontri veramente e pienamente umani. Compreso il senso del gusto: è ben noto che le comunità umane - dalla famiglia alle comunità religiose alle imprese - entrano in crisi quando non mangiano più assieme. Far mangiare nella stessa tavola Don Abbondio e Agnese, manager e operai, è operazione tra le più difficili e rare.

È il corpo che dice il limite nostro e degli altri, quindi la vera alterità e reciprocità. Chi non ha fatto la (triste) esperienza di scrivere e inviare, in preda a una crisi di permalosità, email o sms che contenevano parole e 'toni' che non avremmo detto, o avremmo detto diversamente e meglio, se avessimo avuto di fronte l’altro in carne ed ossa? Espressioni come 'ti voglio bene' o 'lasciami in pace' dicono realtà molto diverse se scritte pigiando su una tastiera, o pronunciate guardando l’altro negli occhi, o, nel primo caso, prendendogli la mano. Non saremo capaci di un nuovo welfare, tantomeno economicamente sostenibile, e quindi di un nuovo patto sociale per la cura e per la sanità, se non troveremo una nuova amicizia con il corpo in tutte le sue stagioni, con i suoi limiti. Un malato davvero incurabile è chi non accetta l’invecchiamento, il decadimento e la morte, cioè la legge del corpo e il suo tipico linguaggio. Non ci si salva veramente dalle malattie amputando corpi ancora sani, ma accogliendo, facendo entrare dentro la nostra casa, abitando, la realtà del limite, e quindi della sofferenza, della vulnerabilità, della ferita (vulnus), e della morte, che solo così può diventare «sorella nostra morte corporale».

La prima e più profonda conoscenza del mondo passa per il corpo, e non solo per i bambini.

Conosciamo le cose toccandole, imponendo su di loro le mani. Il lavoro è in crisi perché è in crisi il corpo vero, le sue mani e la sua tipica conoscenza feconda. Non ho mai conosciuto un intellettuale generativo di vita, che prima di scrivere parole non le concepisse (concetti) nel travaglio.

La nostra civiltà non sarà mai una civiltà capace di fedeltà finché non si riconcilierà con il corpo in tutte le sue stagioni. Ogni patto, a partire dal matrimonio, è un sì detto anche a un corpo, alle sue benedizioni e alle sue ferite: è sempre una fedeltà incarnata.

Come ogni vera riconciliazione ha bisogno di lunghi abbracci e di pianti comuni: non bastano telefonate, email, skype, lettere di scuse degli avvocati. «E piansero insieme», ci dice il libro della Genesi a commento della riconciliazione tra Giacobbe e suo fratello Esaù, dopo lunghe lotte, ferite e inganni.

Ogni cultura che è stata capace di risorgere ha saputo prima riconciliarsi con il limite e con la morte, perché ogni vera resurrezione porta in sé le stigmate delle ferite.

Dobbiamo riconciliarci con il corpo, se vogliamo riapprendere l’arte delle relazioni incarnate, le sole vere, un’arte che oggi ha pochi allievi anche perché rarissimi sono i maestri. E così assistiamo a un crescente analfabetismo relazionale, che sovente è direttamente proporzionale al ruolo occupato nella gerarchia aziendale e organizzativa. Sono le donne, in modo speciale e unico le madri, le sapienti del corpo, del suo limite e nella sua potenza vitale straordinaria. Come lo sono gli infermieri e le infermiere, che i malati li conoscono perché - e quando - li toccano. «La prima cura è il medico», mi disse un dottore quando venne a casa per curarmi e i sintomi sparirono non appena iniziò a visitarmi. Nei consigli di amministrazione degli ospedali vorrei vedere le infermiere, le suore e i carismi che hanno occhi capaci di vedere la benedizione oltre la ferita del corpo, posti oggi occupati da persone, lautamente remunerate, che in troppi casi i malati veri non li vedono, né tantomeno li toccano. Rimettiamoci allora all’ascolto del corpo, di tutto il corpo e di tutti i corpi: hanno ancora tante cose da raccontarci.

Molte dimenticate, alcune bellissime. Tutte essenziali per la qualità della nostra vita.

Luigino Bruni

da Avvenire del 2 giugno 2013 © riproduzione riservata

sabato 1 giugno 2013

Se il Pianeta spreca il Cibo

Liberamente adattato dall'articolo:

“SE IL PIANETA SPRECA IL CIBO”

di CARLO PETRINI E ACHIM STEINER

da "La Repubblica" del 25 maggio 2013

Ventimila persone. Se ieri si fosse verificato un qualche tipo di disastro, come un terremoto o un’alluvione, che avesse causato la morte di 20mila persone, oggi ne parlerebbero tutti i giornali, tutte le tv; ne parleremmo tutti noi.
Ieri sono morte più di 20mila persone. Di fame. E oggi non ne parla nessuno.
Sempre ieri, con il cibo che l’Europa ha sprecato in 24 ore, si sarebbero sfamate 200mila persone. Parte della terra e delle risorse e delle energie con cui abbiamo prodotto il cibo che abbiamo mangiato appartengono a quelle persone. Così come appartengono a loro terra energie e risorse utilizzate per produrre il cibo che ieri abbiamo sprecato.
Il nostro cibo viene sprecato ad ogni passaggio e ad ogni fase della sua produzione. Ogni volta un po’. E per ragioni diverse avviene in tutto il mondo, anche nel mondo povero. La “geografia” dello spreco vede, nelle diverse aree del pianeta, picchi in fasi diverse della filiera, ma il risultato non cambia: un terzo del cibo che globalmente viene prodotto non nutre nessuno.
E un cibo che non nutre nessuno non è solo inutile, è anche dannoso. Ed è la dimostrazione che il sistema “moderno”, “razionale” di produrre e distribuire cibo è un sistema basato sullo sperpero dei beni comuni a vantaggio di profitti privati.
Il cibo che non nutrirà nessuno ha usato risorse naturali, ha usato tempo, ha usato energia, ha usato acqua, sole, salute pubblica, cultura, creatività, ricerca. E per qualche perversa ragione si è creata una situazione per cui buttare tutto questo nella spazzatura a qualcuno conviene.
Ovvero: a qualcuno conviene che muoiano ogni giorno 20mila persone, che una persona su 7 ogni sera vada a dormire avendo fame; a qualcuno conviene produrre in modo incosciente per poi vendere in modo insensato; e a qualcun altro ancora conviene portare tutto in discarica in modo sconsiderato, rapinando ancora risorse, energia e tempo; a nessuno conviene acquistare in modo sconsiderato per poi buttare in modo sconsiderato, ma a qualcuno … piace, oppure lo trova normale, o inevitabile, o un segnale di benessere. Quando si parla di spreco al consumo, non si parla solo delle famiglie, dei privati. Si parla degli hotel, dei ristoranti, delle mense scolastiche, della grande distribuzione, di tutte quelle situazioni in cui il consumo è sconnesso dalle relazioni.
Relazioni tra chi consuma e relazioni tra chi consuma, chi produce, chi trasforma, chi vende, chi comunica. Quando queste relazioni esistono si parla di Comunità del Cibo. E le comunità non sprecano il cibo, lo consumano con modalità conviviali.

27/05/2013 - Think.Eat.Save: Reduce Your Footprint) - in prima fila con UNEP e Slow Food per combattere lo spreco di cibo

mercoledì 29 maggio 2013

Come sarà la SCUOLA DEL FUTURO?

Ricevo e pubblico una bella ed interessante missiva che arriva dalla firma in calce al presente post.

Cari Genitori,

il mondo intero, dalla Cina agli USA, sta considerando come ricostruire il sistema scolastico in una nuova era totalmente diversa da quando, nell'800, la quasi totalità delle persone era analfabeta e le scuole furono concepite sul modello delle caserme.

Vi allego l'articolo "LA SCUOLA DEL FUTURO", pubblicato sulla rivista l'Internazionale del 10 maggio u.s., scritto dal saggista e docente universitario tedesco Richard D. Precht.

Vi trascrivo alcuni passaggi mentre lascio a voi leggere l'intero articolo:

Le neuroscienze e la psicologia dello sviluppo e dell'apprendimento ci permettono (oggi) di parlare di "un'istruzione adatta al cervello" che detti le regole del gioco dell'apprendimento sostenibile.

La scuola del futuro rinuncerà alle classi divise per età che costringono tutti a imparare allo stesso ritmo (...) più importante dell'età sono gli interessi simili che si possono organizzare in gruppi di studio.

Oggi quasi tutti gli edifici scolastici somigliano a ospedali o caserme (...) la scuola moderna fonda la sua architettura sulle esigenze degli esseri umani.

Il sistema dei voti risale a un'epoca di ignoranza in campo psicologico e pedagogico.

Per il mondo del lavoro le pagelle con i voti non hanno alcun significato.

Nell'interesse dei nostri figli e dei nostri insegnanti vale la pena battersi affinché la politica dell'istruzione smetta di concentrarsi sul presente e si indirizzi finalmente e coerentemente verso il futuro.

A VOI LE VOSTRE RIFLESSIONI!

Vi saluto cordialmente!


Arrigo Speziali-Direttore Didattico
Associazione Culturale Linguistica Educational
Via Roma, 54
18038 San Remo (IM)

Tel: 0184 506070
Email: speziali@acle.it
Website:  www.acle.it

"Prima ti ignoreranno! Poi ti derideranno! Poi ti combatteranno! E alla fine tu vincerai!!!" (Gandhi)

domenica 26 maggio 2013

Quorum zero: verso la democrazia diretta con una proposta di legge di iniziativa popolare

Alla Camera la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare “Quorum Zero e Più Democrazia”: sostegno dal M5S, per ora silenzio dagli altri partiti. Tra le misure l'abolizione del quorum e la possibilità di far scegliere ai cittadini quanto pagare i parlamentari.
 
Il 22 maggio scorso è stata presentata, alla Camera dei Deputati la proposta di legge di iniziativa popolare “Quorum Zero e Più Democrazia”, con la partecipazione dei membri del comitato promotore Gianni Ceri, Dario Rinco ed Emanuele Sarto, nonché del capogruppo al Senato della Repubblica per il Movimento 5 Stelle Vito Crimi. Si tratta di una proposta che ha “l'obiettivo di modificare alcuni articoli della Costituzione e di introdurne nuovi, per migliorare gli strumenti di democrazia diretta già utilizzati in altre nazioni“. Per farlo è stato messo nero su bianco un progetto estremamente articolato, sottoposto alla valutazione dei cittadini che fino al 17 luglio 2012 hanno avuto la possibilità di apporre la propria firma presso gli uffici di alcuni Comuni (l'elenco parziale è riportato qui). Sul sito ufficiale dell'iniziativa è presente una sintesi per punti del testo presentato, tra cui spiccano certamente alcuni passaggi:
  • Abolizione del quorum dai referendum.
  • Mandato e Revoca (permette agli elettori di allontanare e sostituire un amministratore eletto, sia a livello locale che statale).
  • Indennità dei membri del parlamento (sono gli elettori, in fase di consultazione ad indicare quanto percepiranno i parlamentari che li rappresentano).
  • Referendum confermativo e obbligatorio (chiediamo che ogni legge elaborata dal parlamento se i cittadini lo desiderano, con regole precise e un adeguato numero di firme, possa essere posta a votazione di tutta la cittadinanza).
  • Promulgazioni leggi e risultati referendum (si propone di impedire che una legge abrogata con referendum confermativo possa essere ripresentata prima di 5 anni).
  • Spazi pubblici gratuiti per la discussione delle iniziative e referendum.
L'iniziativa del Comitato, che si dichiara “apartitico” e parte da una serie di associazioni e di gruppi sui territori, ha ricevuto il sostegno del Movimento 5 Stelle, esplicitato da Vito Crimi nel corso della conferenza stampa: “Appoggiamo la legge d’iniziativa popolare ‘Quorum zero’ e faremo in modo che possa essere discussa in Parlamento il più presto possibile. Mai una legge di iniziativa popolare costituzionale è arrivata a compimento“. È chiaro che, come anticipato nel corso di una conferenza stampa in cui non sono mancati toni polemici nei confronti di giornalisti “disattenti”, il percorso resta lungo e tortuoso, dal momento che si rendono necessarie modifiche all'assetto costituzionale. Tuttavia, come notano i promotori, lo stesso ministro per le Riforme Quagliariello ha sottolineato recentemente che è necessario rivedere “gli strumenti di democrazia diretta, al fine di favorire una più intensa e più responsabile partecipazione dei cittadini alla vita politica della Nazione“. Insomma, se la strada resta lunga e complessa (al di là della possibile presentazione alle Camere di un Odg che recepisca le proposte del Comitato), la “volontà politica” di recepire le istanze per il superamento/miglioramento dell'attuale forma di democrazia rappresentativa e la predisposizione ad impostare strumenti di democrazia diretta possono essere i primi passi essenziali per ricucire quello strappo tra cittadini, politica ed istituzioni che da anni tiene in scacco il Paese.

Contenuto liberamente estratto (con modifiche) dall'articolo pubblicato sul sito:
http://www.fanpage.it/quorum-zero-verso-la-democrazia-diretta-con-una-proposta-di-legge-di-iniziativa-popolare/

mercoledì 22 maggio 2013

Nasce la SEC: Scuola di Economia Civile




Il testo dell’intervista di Massimo Calvi al prof. Zamagni su Avvenire del 17.05.2013

La crisi dimostra il fallimento dei modelli economici che hanno dominato negli ultimi decenni e prova che è ormai necessario riscrivere i manuali di economia. C’è un contesto nuovo ed è il modello dell’economia civile di mercato ciò a cui dobbiamo guardare». L’economista Stefano Zamagni è stato tra i primi in Italia a riscoprire il valore e la modernità di quella che nel ’700 Antonio Genovesi battezzava col nome di "economia civile", attualizzando l’idea che l’homo oeconomicus si debba nutrire anche di relazioni, motivazioni, fiducia, e che l’attività economica abbia bisogno di virtù civili, di tendere al bene comune più che alla ricerca di soddisfazioni individuali. Concetti verso i quali sta crescendo l’attenzione in tutto il mondo, e che risuonano nelle parole pronunciate ieri da Papa Francesco sulla tirannia del denaro come dato di questa crisi finanziaria, caratterizzata dal rifiuto dell’etica e della solidarietà, dalla negazione del primato dell’uomo. Ora i princìpi di un nuovo possibile modo di agire nel mercato, nel rispetto della persona umana, potranno essere diffusi in modo più strutturato grazie alla nascita di una scuola dedicata, la «Sec - Scuola di economia civile», che si celebra domenica a Incisa Valdarno (Firenze), e della quale Zamagni è presidente del comitato scientifico d’indirizzo.

Professore, perché oggi c’è bisogno di ripartire guardando all’economia civile?

Il dato di partenza è la crisi del modello neoliberista teorizzato che ha dominato negli ultimi 50 anni. È una visione che dicotomizza la società, definendo il mercato come il luogo dell’utilitarismo e lasciando ad altri ambiti della vita sociale questioni come l’altruismo e la filantropia.. Un modello che rappresenta il massimo dell’irresponsabilità. Ma anche l’economia sociale di mercato di marca tedesca, dove lo Stato supplisce ai limiti del libero mercato, è entrato in crisi: può funzionare per la Germania, ma non per altri Paesi, come stiamo vedendo in Italia, in Gran Bretagna o altrove.

Cosa si intende per economia civile, e in che cosa supera altri modelli?

L’economia civile non contrappone Stato e mercato o mercato e società civile, cioè non prevede codici differenti di azione, ma in linea con la Dottrina sociale della Chiesa punta a unirli. Inoltre teorizza che anche nella normale attività di impresa vi debba essere spazio per concetti come reciprocità, rispetto della persona, simpatia. Oggi invece si ritiene ancora che l’impresa possa operare nel mercato come meglio crede, o non rispettare in pieno la dignità dei lavoratori, e poi magari fare della filantropia oppure concedere in cambio il nido per i figli dei dipendenti. Ecco, non dovrebbe funzionare così. Un altro aspetto riguarda la società civile organizzata – cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, fondazioni – che non viene confinata al ruolo di soggetto incaricato di ridistribuire il sovrappiù, come in altri sistemi economici, ma è valorizzata come soggetto economico vero e proprio, messa al lavoro.

A proposito di lavoro, quali risposte si possono dare di fronte a una realtà che presenta situazione drammatiche, in particolare per i giovani?
Sappiamo che il capitalismo oggi non riesce a occupare più dell’80% della forza lavoro. Il problema è che cosa fare con l’altro 20%. Li abbandoniamo condannandoli alla precarietà eterna, oppure concediamo sussidi che in ogni caso prima o poi finiscono? La risposta degli economisti civili è diversa e porta a considerare forme di impresa, come ad esempio le cooperative sociali, alle quali affidare il compito di garantire la piena occupazione del sistema, orientandole sull’offerta di beni comuni, beni pubblici e beni relazionali.

Questo vuol dire che la società civile diventa protagonista di un nuovo modello di Stato sociale?

Sì, perché tanto il modello neoliberista quanto quello socialdemocratico di welfare non funzionano più. Il primo non assicura l’universalità dello Stato sociale, l’altro non garantisce la qualità. La soluzione è il welfare civile, fondato sul principio di sussidiarietà circolare, cioè sulla collaborazione tra tre soggetti: ente pubblico, imprese e società civile (o Terzo settore). Una risposta efficace ai vincoli di bilancio. Non è una questione di principio, ma una necessità. È un approccio anti-ideologico, un’idea nuova di economia e di società. Anche la Gran Bretagna, con la Big Society, sta guardando a questa soluzione. Che appartiene già alla realtà e alla tradizione italiana. Si tratta solo di riscoprirla e valorizzarla. La Scuola nasce per questo.

A chi si rivolge la Scuola di economia civile?

A manager e imprenditori che desiderano cambiare il modo di fare impresa o ai giovani stanchi di studiare una teoria economica che fa acqua da tutte le parti. E poi agli amministratori locali interessati a trovare nuove strade per coniugare la carenza di risorse con la necessità di offrire servizi di qualità a tutta la popolazione. L’attività partirà dall’autunno, al progetto hanno già aderito una quarantina di accademici in tutta Italia. L’ambizione è aprire una nuova stagione del pensiero economico.

Massimo Calvi

mercoledì 8 maggio 2013

Ue apre un'indagine sulla fabbrica dei veleni di Pernumia (PD)

Comunicato stampa del 6 maggio 2013

L'Ue apre un'indagine sulla fabbrica dei veleni di Pernumia (PD)

La Commissione europea chiede informazioni sulla bonifica della ex C&C. E' la risposta del Commissario Ue all'Ambiente all'eurodeputato Andrea Zanoni. “Da anni l'inerzia delle autorità locali mette a repentaglio l'ambiente e la salute dei cittadini della zona”.

“La Commissione chiederà alle autorità italiane di fornire ulteriori informazioni, compreso sulle eventuali misure che intendono adottare per risolvere il problema cui si fa riferimento nell’interrogazione” sullo stoccaggio abusivo e scriteriato di rifiuti speciali pericolosi nel fatiscente complesso di edifici di un'ex impresa a Pernumia (PD). E' la risposta del Commissario Ue all'Ambiente Janez Potočnik all'interrogazione presentata da Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE e membro della commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo. “Adesso vediamo se, grazie all'indagine che la Commissione sta per aprire, le autorità locali faranno finalmente la scelta responsabile di mettere una volta per tutte in sicurezza l'area nell'interesse sia dell'ambiente che della salute degli abitanti della zona”.

Zanoni aveva denunciato in Europa i dubbi sul rispetto della normativa comunitaria in materia di rifiuti, discariche, acqua e aria, da parte delleautorità locali nella gestione dello smantellamento della fabbrica di veleni a Pernumia (PD). “Per anni la fabbrica C&C di Pernumia ha giocato sulla pelle dei cittadini. Adesso il suo stato attuale di totale abbandono e il mancato intervento delle autorità rischiano di far traboccare il vaso”.

Il 20 marzo scorso l'eurodeputato ha accompagnato i membri del Comitato Popolare SOS C&C nella consegna della petizione (2.400 firme) contro la discarica rifiuti tossici di Pernumia in commissione PETI Petizioni al Parlamento europeo di Bruxelles (FOTO). Il 15 febbraio precedente, Zanoni aveva incontrato i membri del Comitato durante un sopralluogo alla fabbrica dei veleni (VIDEO).

“A Pernumia si trovano i fabbricati fatiscenti della ex C&C, impresa ora cessata, dedita in passato allo svolgimento di attività di recupero di scarti industriali, ma successivamente implicata in un traffico illecito di rifiuti tossici, vicenda che ha portato al sequestro dell’intera area nel 2005”, spiega Zanoni. “Da allora non è stato fatto molto, sono tutt’oggi stivate in modo incontrollato e non autorizzato 52.000 tonnellate di fanghi pericolosi, contenenti idrocarburi e metalli pesanti di vario genere. Purtroppo, ancora una volta, ci vuole l'intervento dell'Europa per spingere le autorità locali italiane ad agire per tutelare la salute dei cittadini”.

BACKGROUND

Gli edifici della ex C&C versano in uno stato di totale abbandono e degrado, presentando numerose aperture nel tetto (in amianto) e nella struttura portante che consentono al materiale tossico di disperdersi nell’ambiente circostante grazie all’azione di vento e pioggia, compiendo, quindi, un’incessante attività di contaminazione ambientale.

La struttura è ubicata in un’area sita a ridosso di una ZPS e rischia di contaminare direttamente i territori di ben tre comuni della provincia di Padova (Pernumia, Battaglia Terme e Due Carrare), con zone residenziali e zone agricole di pregio (radicchio bianco di Maserà, radicchio variegato di Castelfranco IGP). Inoltre dista appena trenta metri dal canale Vigenzone (utilizzato per l’irrigazione) e si trova in prossimità del bacino delle Terme Euganee (il più esteso d’Europa) e di alcune “ville venete”, edifici di alto valore storico e culturale (di grande interesse turistico).

L’area è a rischio di incendio (principio di incendio già accaduto nel 2007), di alluvione (rischio sfiorato nel 2010 e 2011), di subire trombe d’aria (eventi importanti si sono verificati in zona limitrofa nel 2010 e 2012) e di terremoto (visti gli eventi sismici che hanno colpito la vicina regione dell’Emilia Romagna nel 2012), accadimenti che sicuramente porterebbero a una massiccia dispersione nell’ambiente dei rifiuti tossici così approssimativamente stoccati.

Andrea Zanoni, deputato al Parlamento europeo

www.andreazanoni.it