"io decido X Albignasego" è il nome del movimento civico che vuol dare la parola ai cittadini di Albignasego, comune della provincia di Padova ... e non solo!

mercoledì 13 novembre 2013

Al via il biennio 2013-2015 della Scuola del Legame Sociale

Ancora posti disponibili per iscriversi al nuovo biennio della Scuola del Legame Sociale, promossa dal Centro Servizi Volontariato di Padova.

Sette incontri all'anno, per due anni.
Un percorso formativo e culturale sul significato contemporaneo della relazione e del dono.

Il focus di quest'anno è il lavoro: il lavoro come diritto, dovere, impegno, occasione di relazione, anche intergenerazionale, patto sociale, espressione di creatività.

Oggi, però, la parola lavoro viene spesso associata ad altre parole: stress, assenza, crisi, emarginazione, sopravvivenza ...

Ci sono ancora molti posti di lavoro volontario ... per cercare di trovare, insieme, una risposta al malessere sociale e riscoprire il benessere del lavoro.

Vi aspetto sabato prossimo, 16 novembre, alle ore 9:30, presso la sede del CSV, in Via Gradenigo 10, zona Portello, Padova.

Qui trovate tutte le informazioni del caso:

Lavorare stanca? Il focus del nuovo biennio

Il calendario delle 7 lezioni con laboratorio

L'evento su facebook

giovedì 5 settembre 2013

Abbiamo perso il controllo?

La pornografia dentro casa

Fonte "" di Domenica 28 Luglio 2013

Vorrei parlare di Inghilterra, questa settimana. Non per celebrare la nascita dell’erede al trono, ma per riflettere sulla decisa presa di posizione del primo ministro David Cameron che, nei giorni scorsi, ha preso di petto il problema della pornografia su internet. Per prima cosa, entro pochi mesi sarà bloccata all’origine la possibilità di navigare sui siti pornografici: chi volesse, dovrà farne esplicita richiesta al momento dell’attivazione della linea. In più, Cameron ha chiesto a Google e agli altri motori di ricerca di fare la loro parte, bloccando la ricerca di parole o frasi che rimandino esplicitamente alla pornografia. Vista la velocità con cui marcia la tecnologia, è chiaro che nessuna soluzione ci garantirà del tutto. Ma quella scelta dall’Inghilterra – più o meno come si fece anni fa in Italia per contenere il fenomeno dei numeri telefonici a pagamento – va comunque nella direzione giusta.
Per quanto ripugnante sia, dopo i 18 anni il porno è legale. Certo, ma anche se siete adulti e volete consumare pornografia via internet, almeno metteteci la faccia e la firma. Vista la diffusione nelle case, e sempre di più anche sui telefonini che mettiamo in mano ai nostri ragazzi, la rete non può infatti continuare a essere una immensa prateria libera da ogni controllo. Più che le soluzioni tecniche, quel che però mi pare meritevole nell’iniziativa del governo inglese sono le motivazioni. «I nostri ragazzi stanno crescendo troppo velocemente – ha sottolineato Cameron – e la visione di certe immagini li danneggia perché influisce sull’atteggiamento e sulle aspettative che essi avranno del sesso. Le aziende hanno l’obbligo morale di agire».
Non è un bigotto, Cameron. Sta solo traducendo in azione politica quel che milioni di persone pensano: non è giusto che i nostri figli siano esposti a un’assalto così violento e pervasivo da scardinare ogni difesa, privando di fatto le famiglie, la scuola, la comunità del ruolo educativo che a loro spetta. Alla fine, come si domanda Cameron, che aspettative avranno del sesso e prima ancora dell’amore? Che mariti e mogli saranno? Come si plasmerà la loro struttura psicologica e morale? In attesa di individuare la soluzione tecnica più efficace, è già importante che un governo si ponga questi interrogativi invece di nascondere la testa sotto la sabbia o di continuare a ripetere stantii slogan dei tempi passati: questa non è libertà, ma un abuso continuato di cui i nostri ragazzi sono vittime. La rete, si dice, è uno straordinario strumento che ha allargato a dismisura i nostri confini mentali portandoci l’intero mondo in casa. Verissimo. A patto di ricordarci che non tutto il mondo è buono. E che non tutto merita di essere visto da un bambino di dieci anni.
Editoriale di Guglielmo Frezza

lunedì 2 settembre 2013

Rispettiamo la Madre Terra


1° settembre – Giornata per la salvaguardia del Creato
 
Si celebra il 1° settembre l'ottava Giornata per la salvaguardia del creato, promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana. Scriveva nel 1991 Raimon Panikkar (1918-2010) – sacerdote, filosofo e autore di più di sessanta libri sulle religioni e sul dialogo interreligioso – che occorreva chiedere perdono alla madre terra per le contaminazioni che le abbiamo causato con la violenza, lo sfruttamento, l'avidità.

1° settembre – Giornata per la salvaguardia del Creato (foto MARCATO)Invocava Dio Padre, affinché si compisse quella riconciliazione tra l'uomo e la terra che avrebbe favorito la liberazione dai nostri peccati. Panikkar, in sintesi, offriva e consacrava al Signore la madre terra. Memori di questo insegnamento, anche noi dobbiamo comprendere il valore del creato per riscoprire il vero volto di Dio. Dalla contemplazione della terra e delle sue meraviglie, infatti, scaturisce la lode e il ringraziamento al Creatore.

Ma è necessario anche sensibilizzarsi per rispettare la bellezza della natura, per non offenderla con la nostra avidità e cupidigia, inquinandola, distruggendola, deturpandola. Si tratta di maturare una coscienza ecologica, più attenta a non sciupare quella splendida casa che è il pianeta sul quale viviamo. Ci libereremo così da quell'egoismo che è la causa principale dei disastri ambientali e dello sfruttamento senza misura della terra.

Tratto da: La domenica, nr. 38 del 1° settembre 2013

L'illusione della crescita!

Il paradigma della crescita

Fonte "" di Domenica 1 Settembre 2013

Siamo sinceri: tra i mille problemi che l’Italia si trova ad affrontare, quello dell’Imu non è certo il principale. Ma qualche riflessione vale comunque la pena di farla, dato che in ogni caso – sotto altra forma o sotto altro nome poco importa – il tema della giusta tassazione degli immobili si ripropone puntualmente ogni anno. Conti alla mano, l’abolizione dell’Imu sulla prima casa ha più un valore simbolico che di reale aiuto ai bilanci familiari. Non solo: in proporzione a guadagnarci sono i ceti più abbienti, quelli che possono permettersi abitazioni più grandi e in quartieri migliori, non certo chi con fatica sta pagando il mutuo per un bilocale in periferia. Poi, certo, ogni risparmio è ben accetto. Ma se il contrappasso è quello di vedersi alzare ancora le tariffe comunali – o peggio di veder ridotti i servizi che l’Imu contribuisce a pagare – per la maggior parte di noi il gioco non vale la candela. L’altra grande critica addotta all’Imu è che avrebbe contribuito ad affossare il settore dell’edilizia. Con le tasse, dicono, non si costruisce e non si compra più. Magari è anche in parte vero, ma più che di prima casa qui stiamo parlando del mattone da investimento (seconde case, case vacanza, spazi commerciali, capannoni). E su questi immobili nessuno ha mai comunque ipotizzato di togliere l’Imu. Ma poi – si permetta la provocazione – davvero sentiamo il bisogno di nuovi cantieri, nuove lottizzazioni, nuovo cemento in un Veneto in cui si è costruito a dismisura negli scorsi anni? Se il mercato è inondato di case invendute, se ovunque vediamo progetti faraonici tristemente fermi da anni nel cuore delle città, davvero pensiamo che si possa ancora sostenere la famosa “crescita” perpetuando un simile modello? Se bisogna dare un aiuto al settore, invece di pensare all’Imu non sarebbe meglio investire ancora di più sulla riqualificazione energetica, i (moderati) ampliamenti di superficie, la ricucitura degli spazi, la bonifica dell’esistente, gli spazi verdi? Nonostante la crisi, il piano casa regionale ha portato a investimenti che superano i due miliardi in quattro anni. Nonostante la crisi, le detrazioni d’imposta per i lavori di ristrutturazione hanno raccolto uno straordinario successo, dando lavoro e facendo anche pagare le tasse. Molti italiani hanno già capito che è un paradigma culturale, prima che economico, quello che va cambiato. Abbiamo bisogno di meno quantità e più qualità. Perché anche dire che bisogna “puntare alla crescita” o “far ripartire il mercato” – senza domandarsi il costo in termini ambientali, sociali, di salute – è solo uno slogan che fa il paio con quelli in stile “la prima casa è sacra”. Fanno colpo, ma a conti fatti rischiano di farci soltanto male.

Editoriale di Guglielmo Frezza

giovedì 29 agosto 2013

Commento di Padre Adriano Sella al digiuno di Don Albino Bizzotto

Dal digiuno straordinario al consumo responsabile ordinario
per custodire il nostro territorio


La scelta straordinaria di don Albino dei Beati i Costruttori di Pace, di mettere in atto il digiuno per richiamare l’attenzione della popolazione e delle autorità alla questione ambientale del nostro territorio, è una scelta davvero coraggiosa con una bella testimonianza. Dobbiamo ringraziarlo per il coraggio e per aver suscitato confronto, dibattito e unione di forze attorno alla questione del territorio del Veneto, fortemente a rischio a causa di varie grandi opere volute dall’economia del profitto.
Questa azione rimane, tuttavia, straordinaria sia perché pochi la possono mettere in atto e sia perché il digiuno (sciopero della fame) è uno strumento da utilizzarsi in caso di urgenza e di emergenza.
Da questa forma straordinaria bisogna passare ad una azione ordinaria: possibile a tutti i cittadini e concreta nella propria vita quotidiana. La possiamo individuare nell’impegno del consumo responsabile, critico e solidale che può essere messo in atto ogni giorno, quando compriamo cioè nell’andare a fare la spesa.
Ecco una proposta quotidiana che risponde alla domanda che mi hanno fatto varie persone in questi giorni: “Noi cosa possiamo fare per custodire il nostro territorio?”.
La prima domanda da farsi è: dove andiamo a fare la spesa? La scelta di andare nei grandi centri commerciali, oppure negli ipermercati, non è la stessa cosa di quando si va a fare la spesa nei negozi o direttamente dai produttori, come fanno i gruppi di acquisto solidale (G.A.S.). La prima significa sostenere l’economia dei colossi e delle grandi multinazionali che sono i responsabili delle grandi opere che vogliamo realizzare oggi, distruggendo tutto il tessuto socio-culturale e umano di un territorio. La seconda scelta significa promuovere un’economia alternativa, sostenendo tutti i piccoli e medi negozi che riescono ad occupare molta più gente a livello lavorativo e che sono il tessuto di relazioni sociali ed umane dei nostri paesi, oppure organizzandosi e andare direttamente dai produttori per sostenere il loro lavoro e il loro impegno di produrre nel pieno rispetto dell’ambiente.
Vandana Shiva, scienziata, economista e ambientalista indiana, denunciava fortemente come il grande colosso della Coca-Cola si era appropriata dell’acqua di una regione dell’India prosciugando le falde acquifere della zona nel giro di soli due anni, costringendo migliaia di donne a fare centinaia di chilometri per andare ad approvvigionarsi d'acqua. È bene prendere coscienza, che questa azione distruttrice della multinazionale viene sostenuta da chi fa uso dei suoi prodotti e non ha il coraggio di fare una scelta alternativa.
La seconda domanda da farsi è: di chi sono i prodotti che compriamo? Comprare prodotti di grandi imprese che sono responsabili dell’inquinamento dell’ambiente, non è la stessa cosa di acquistare prodotti della filiera che ha una grande attenzione verso l’agricoltura naturale e biologica. La prima filiera di produzione è altamente distruttrice dell’ambiente, perché fa uso di molti diserbanti e pesticidi agrotossici; mentre la seconda è molto attenta al rispetto della natura e del territorio. La scelta della filiera etica di produzione è molto importante: per poter rispettare l’ambiente, pagare un prezzo giusto ai produttori e rispettare i diritti dei lavoratori, così come fa il commercio equo e solidale.
Come scrisse l’economista Leonardo Becchetti, noi cittadini come consumatori abbiamo il “voto nel portafoglio”. È vero, ogni volta che compriamo votiamo col nostro portafoglio. Questo è un potere enorme nelle mani dei cittadini. Lo sappiamo utilizzare? Ed è uno strumento quotidiano che ci pone davanti ad un bivio: continuare a sostenere l’attuale economia di profitto, nelle mani delle multinazionali (pensiamo al business mondiale del cibo che viene gestito da un pugno di transnazionali); oppure promuovere un’economia alternativa, quella etica, che mette al centro l’umanità e la terra, con una grande attenzione all’ambiente, offrendoci inoltre prodotti di qualità che fanno bene alla salute.
Qui sta l’azione quotidiana che ci permette di indebolire, minando dal basso, il potere dei grandi colossi economici che oggi vogliono usare il territorio veneto, cementificandolo enormemente e realizzando una lunga lista di grandi opere. Dobbiamo ricordare che dietro a questi grandi gruppi c’è la finanza speculativa, come pure, spesso, anche la corruzione.
Per far capire meglio questo potere del cittadino come consumatore, voglio ricordare che è stata sufficiente la riduzione dei consumi di appena il 3 o 4% per mettere in ginocchio grandi multinazionali, come la Coca-Cola, dimostratesi poi disponibili a discutere.  Recentemente, l’azione di una percentuale non rilevante di cittadini del nostro territorio che hanno fatto la scelta di non andare a fare la spesa alla domenica nei grandi centri commerciali, per poter vivere la domenica delle 3 erre (relazioni, riposo e Risorto), ha contagiato la grande catena di supermercati Famila, del colosso Gdo,  facendo la scelta di non aprire più alla domenica, mossi dalla convenienza economica, ma riscoprendo pure l’etica nel rispettare il diritto del riposo domenicale dei propri lavoratori e nel rispetto dell’ambiente.
Questa azione quotidiana, possibile a tutti, deve essere vissuta a tre livelli: personale mediante una spesa giusta, etica e solidale; comunitario nell’organizzarsi come cittadini, così come fanno i gruppi di acquisto solidale o i distretti di economia solidale; istituzionale con l’impegno politico diretto e di pressione verso le istituzioni locali, regionali e nazionali, così come fanno i tanti comitati e presidi per la difesa del territorio.
Credo sempre più che questo sia lo strumento potente, non violento e quotidiano che tutti possono e devono utilizzare per custodire il proprio territorio: il consumo responsabile e la finanza etica.

Tramonte (Padova) 27/08/2013
Adriano Sella
(missionario del Creato e coordinatore della Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita)
e-mail: adrianosella@virgilio.it; sito-blog:  www.contemplazionemissione.wordpress.com

sabato 3 agosto 2013

Auditorium sì, ma non lì

auditorium



Italia Nostra scrive in questi giorni, in cui si è riaperto con forza il dibattito sull’(in)opportunità di realizzare un auditorium a p. le Boschetti. Lo fa rivolgendosi al Sindaco Ivo Rossi, all’assessore alla cultura Andrea Colasio e al Presidente della Commissione cultura Giuliano Pisani (questi ultimi due da sempre contrari all’ipotesi Kada).
“Va salutata con incondizionato favore – scrive Renzo Fontana, vicePresidente di Italia Nostra sezione di Padova – la sempre più concreta ipotesi, ventilata dall’Amministrazione comunale, di rinunciare all’auditorium in piazzale Boschetti per una sua diversa ubicazione nell’ex Tesoreria della Cassa di Risparmio in piazza Eremitani o al Centro congressi in Fiera. Diciamo subito che a parità di capienza riteniamo senz’altro preferibile la scelta dell’ex Tesoreria, che con l’adiacente Conservatorio Pollini darebbe vita a un’organica cittadella della musica. In ogni caso, ed è la cosa più importante, con il definitivo tramonto del progetto Kada, da noi sempre avversato, piazzale Boschetti potrà tornare alla sua originaria vocazione di spazio destinato a verde, nel pieno rispetto della Cappella degli Scrovegni.
Sulla quale tuttavia – conclude Renzo Fontana – continua a incombere la minaccia del grattacielo più alto del Veneto (108 m), quello di Podrecca, già in cantiere nell’area PP1 affacciata su via Trieste: un intervento incompatibile con il capolavoro di Giotto, sia in termini di sicurezza idraulica sia in termini di impatto visivo. Si tratta peraltro di un progetto che sta segnando il passo a causa della crisi economica e che potrebbe trarre profitto da una riprogettazione meno impattante e più praticabile sul piano economico e di mercato”.

L'articolo completo, tratto da Ecopolis del 19 luglio 2013 lo trovate qui:

Auditorium sì, ma non lì

giovedì 1 agosto 2013

Piazzale Boschetti potrebbe diventare un parco


 nuovo boschetti

Fonte iPadovaOggi - 29 luglio 2013


Sta prendendo sempre più forma l'ipotesi di Palazzo Foscarini sede dell'auditorium e quindi la necessità di ripensare piazzale Boschetti.
L'ipotesi avanzata dal vicesindaco Ivo Rossi è che l'ex stazione delle corriere possa diventare una prosecuzione del parco dei Giardini Arena.

"Nei fatti l'area è già destinata ad area verde - ha spiegato Ivo Rossi durante un incontro con i giornalisti - la cubatura può essere concentrata, senza fare nessuna variante, nel 10% dell'area scoperta, creando un parco nel restante 90%. L'amministrazione può impegnarsi in questo.
Considerando altri due fattori che non sono secondari: innanzitutto la decisione di lavorare su palazzo Foscarini quale sede della nuova casa della musica sta riscuotendo un consenso ampio e poi in questa ipotesi non si danneggia la città, cioè non la si impoverisce sottraendo valore all'area.
Si tratta di una operazione di riqualificazione urbana che mette in dialogo il parco Europa, il Piovego lungo gli istituti che, dopo il parco di piazzale Boschetti, continua su via Valeri con una linea verde che diventa una grande passeggiata".