"io decido X Albignasego" è il nome del movimento civico che vuol dare la parola ai cittadini di Albignasego, comune della provincia di Padova ... e non solo!

martedì 13 gennaio 2015

La Calata della Vergogna - Regione Liguria - Paese Italia

Non si tratta di una calata, né di una cala, né di una rada o di un caruggio.
Altrimenti detta "La Calata dei Barbari"!

Dalla palta alla Paita (Marco Travaglio).
Primarie PD
Per quanto incredibile, è successo veramente. Mentre Matteo Orfini, commissario inviato da Matteo Renzi (inviato si fa per dire: non s’è mai mosso da Roma Prati da quando aveva i calzoni corti) a bonificare il Pd romano coinvolto in Mafia Capitale col contorno di tessere false e primarie truccate per scongiurare ogni cambiamento, in Liguria il Pd bandisce le primarie per il candidato governatore con le stesse non-regole che han prodotto lo scandalo romano. E infatti sortisce lo stesso risultato: plotoni di cinesi, ecuadoregni e maghrebini, ma soprattutto orde di scajoliani, ex fascisti e berlusconiani (doc o travestiti da alfanidi) assiepati ai seggi per fare da scudi umani all’Ancien Régime. Cioè al blocco di potere dei due Claudii – Burlando e Scajola – che da almeno dieci anni fa il bello e il cattivo tempo (soprattutto quando piove) e che solo qualche ingenuo poteva vedere in declino per le note disavventure che hanno azzoppato i due Diarchi.
Altro che viale del tramonto: è bastato un colpetto di maquillage, rimpiazzando l’ormai incandidabile governatore Gerundio con la sua fedelissima Raffaella Paita, indimenticabile assessora alla Protezione civile e alla Difesa del suolo (sic) letteralmente desaparecida nei giorni fangosi e luttuosi dell’alluvione, per garantire l’assoluta continuità col recente passato degli affari, delle cementificazioni e dei dissesti idrogeologici elevati a sistema. Il vero sconfitto non è tanto Sergio Cofferati che – diversamente dalla giunta Burlando – non è mai stato neppure sfiorato da scandali giudiziari nei quattro anni da sindaco di Bologna, né personalmente né con i suoi assessori), e ciononostante – o forse proprio per questo – perde in tutte le province fuorché nella città di Genova. No, il vero sconfitto è soprattutto la speranza di cambiamento di tanti cittadini che però, anziché andare a votare, se ne sono rimasti a casa. Lasciando campo libero alle truppe cammellate che hanno deciso la partita. Una partita ben più importante delle primarie del Pd, visto che il centrodestra ha praticamente rinunciato a giocare: dunque il vincitore sarà il nuovo governatore della Liguria. Nessuna sorpresa: il rischio che a decidere il candidato del Pd fossero forze estranee al Pd era stato ampiamente denunciato da giornali ed esponenti dello stesso partito. Resta da capire perchè Renzi e il gruppo dirigente non abbiano deciso di fermare le bocce e di concordare regole trasparenti per prevenire i prevedibilissimi imbrogli. Sarebbe bastato, per esempio, anche alla luce delle primarie taroccate a Napoli, Palermo e Roma, limitare l’accesso ai gazebo agl’iscritti al Pd e alle altre forze della coalizione, dopo aver bloccato il tesseramento due o tre mesi prima del voto. Ma evidentemente si voleva che le cose andassero proprio così: la Paita, in quanto burlandiana, è anche renziana, e ci siamo capiti. Delitto premeditato. Ora si vedrà se, come afferma Cofferati, c’è materia per la Procura della Repubblica. Ma basta e avanza lo spettacolo a cui i presenti hanno assistito domenica. La vincitrice fa la finta tonta: “Dov’è il problema? Gli stranieri vogliamo farli votare o no?”. Se fossero cittadini italiani, la risposta è sì. Ma l’impressione è che i cinesi, i sudamericani e i nordafricani assiepati ai seggi liguri non lo fossero. E allora che senso ha che possano condizionare, magari dietro congruo incentivo, elezioni a cui non parteciperanno e candidature di un partito a cui non appartengono? Non un grillino, ma il dirigente del Pd Stefano Zara dice di aver visto “comportamenti da criminalità organizzata”. Espressione che fa il paio con le parole pronunciate dalla futura ministra Marianna Madia nel 2013: “A Roma, facendo le primarie parlamentari, ho visto – non ho paura a dirlo – delle vere e proprie associazioni a delinquere sul territorio”. Nessuno le domandò a che si riferisse. Ci pensarono poi i carabinieri e i giudici a spiegarlo, con le intercettazioni di Buzzi, Carminati e Odevaine. Che si fa, in Liguria: si interviene subito o si aspetta la prossima retata?

Da Il Fatto Quotidiano del 13/01/2015.

sabato 3 gennaio 2015

Elogio della Democrazia Diretta

Per questo anno 2015 auguro all'Europa e all'Italia di sviluppare una coscienza e una prassi democratica almeno pari a quella praticata nella Confederazione Elvetica!

Elogio della Democrazia Diretta

BUON ANNO 2015 a TUTTI i CITTADINI EUROPEI!

lunedì 15 dicembre 2014

La religione è compatibile con la democrazia?


Cacciari e Zamagni in dialogo a Genova su religione, politica partecipata ed economia. L'attuale situazione è complessa e appare negativa. Quale può essere il contributo di chi ha fede per avviare, al contrario, un percorso positivo?
di Emanuele Pili

Nei giorni scorsi sono ripresi gli incontri di “Cattedrale aperta” promossi dall’arcidiocesi di Genova. In un’atmosfera di grande partecipazione, anche in forza della numerosa presenza della cittadinanza nella chiesa di San Lorenzo, sono intervenuti Massimo Cacciari e Stefano Zamagni, due esponenti di spicco dell’attuale mondo culturale, politico ed economico del nostro paese, intorno ad un tema tanto urgente quanto spinoso qual è quello formulato nella domanda degli organizzatori: la religione è compatibile con la democrazia?
Il primo intervento, affidato a Cacciari, muove dal constatare che la società nella quale viviamo e agiamo è profondamente segnata dall’in-differenza spirituale. In-differenza indica appunto l’assenza di diversità tra le persone, o meglio tra gli individui, sul piano dei valori che donano senso all’esistenza, al di là della falsa promessa consumista, la quale rimane l’unica forma di pensiero dominante. Per trovare la differenza, continua Cacciari, dobbiamo spostarci sul piano prettamente economico: è soltanto lì che avviene la distinzione sociale, interamente valutata su parametri monetari.
Questa è la situazione odierna, ed è per questo che la democrazia è in crisi profonda. Essa, infatti, dovrebbe alimentarsi delle diversità provenienti dalle prospettive di senso presenti nella società. È dunque chiaro che, se il discorso sul senso e sui valori viene consegnato all’in-differenza, la democrazia perde il fondamentale serbatoio dal quale si alimenta. Ecco perché la religione, così come tutte le realtà che di per sé sono portatrici di valori, possono rappresentare delle risorse vitali della democrazia. Tuttavia, Cacciari non nasconde che la pretesa assoluta dei valori religiosi può anche trasformarsi in bramosia di potere, supremazia dell’altro. In questa direzione, però, il relatore individua nella fede cristiana un potente antidoto a questa tentazione: la croce. Essa costituisce il luogo dal quale essere segno di contraddizione, di critica, e dal quale intraprendere qualsiasi iniziativa politica. È tutta lì, in fondo, la garanzia della non ideologicità, e la credibilità, del cristianesimo.

Zamagni, successivamente, introduce la sua riflessione presentando il rapporto tra economia e politica e mostrando come questo abbia avuto un’inversione di rotta. Dapprima, infatti, la politica era vista come la scienza del “fine” da perseguire nella società per “mezzo” dell’economia; oggi, al contrario, con l’avvento di vari fenomeni, come quello della finanziarizzazione dell’economia o della globalizzazione, questa relazione è stata indebitamente invertita: chi detta i “fini” del nostro vivere quotidiano è l’economia, mentre la politica si è ridotta a “mezzo” che si orienta a quei fini.
La democrazia, in altre parole, segue ed è al servizio del mercato, e non viceversa. Questo fatto è di estrema rilevanza ed è proprio qui che la religione è chiamata ad intervenire per contribuire alla riabilitazione della democrazia. Il cristianesimo, in particolare, mettendo al centro la persona e la sua dimensione valoriale e relazionale, è chiamato a coniugare il principio di fraternità con quello di libertà e uguaglianza, avviando un processo che si costituisce nel dono della gratuità, e che poi si sviluppa nello scaturire delle virtù civiche, bene preziosissimo e fondamentale sostegno di una società.

In conclusione, non si può non notare che le analisi dei relatori siano partite da posizioni realiste, che sentono le enormi difficoltà del nostro periodo storico. Cacciari, ad esempio, parla di una situazione “drammatica”, mentre Zamagni evidenzia che, per molti versi, non siamo lontani dal “collasso”. Entrambi, tuttavia, non soccombono di fronte al malessere diffuso, ed anzi non esauriscono le energie per segnalare possibili percorsi e prospettive di uscita, forti del fatto che, come diceva Aristotele, la virtù è più contagiosa del vizio.

(da Città Nuova online del 12 dicembre 2014)

venerdì 12 dicembre 2014

Spiacevoli conseguenze?

Estremamente interessante l'ultimo articolo di Andrea Baranes sulla crescita in Europa.

Spiacevoli conseguenze

Direi che ... non fa una piega. A questo punto mi domando: Junker, la Commissione Europea, il FMI, la BCE e chi più ne ha più ne metta, non hanno forse deciso che siamo in troppi a pesare su questa crosta di terra e, forse, un po' di decrescita farà bene a tutti? Ma forse non l'hanno deciso loro, forse c'è qualcuno, o qualcosa, che tira le fila da dietro le quinte del palcoscenico su cui si rappresenta un mondo alla rovescia. In fondo l'interpretazione competitiva dell'evoluzione è tipica del sistema capitalista, ovvero: si salvi chi può. Direi, a questo punto, che rimangono in campo a fronteggiarsi due filosofie, due economie, due stili di vita, apparentemente simili, ma in realtà assai differenti, sia nelle premesse, sia nelle finalità, sia nei risultati: la "decrescita felice" di Serge Latouche e Maurizio Pallante e la "decrescita infelice" di Jean-Claude Junker e Angela Merkel.

Io tifo per la prima, ovviamente ... e voi?

venerdì 5 dicembre 2014

Cibo e speculazione finanziaria: non restiamo alla finestra

Nel 2008 le speculazioni finanziarie su grano, mais e riso hanno provocato improvvise impennate dei prezzi di questi beni, con gravi conseguenze nei Paesi più poveri e questo fenomeno è ormai divenuto ciclico.
Il punto di vista dei soci di Banca Etica è che il libero mercato va bene, l'interpretazione liberista o neoliberista no. Libera volpe in libero pollaio, è un adagio antico ma sempre efficace per spiegare cosa non va nella ricetta rifiutata.

A parlarne, in sala Zanoni a Cremona, mercoledì 29 ottobre, è stato il “grande comunicatore” dell'istituto di credito di Padova, Andrea Baranes, uno che le cose le sa dire chiare. Un esempio è il suo ultimo libro: "Dobbiamo restituire fiducia ai mercati. Falso!" (Laterza 2014). Egli è presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica e membro del Comitato Etico di Etica Sgr.  Tra l'altro è stato portavoce della Campagna 005 per l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, una questione sulla quale c'è ancora molto da fare, oppure si può ricordare il suo impegno per la riforma della Banca Mondiale. Carte in regola, insomma.

Hanno organizzato l'incontro: Acli, Caritas, Tavola della Pace, Forum Terzo Settore, Cremona nel mondo, Salviamo il paesaggio, Associazione 25 aprile, Rive gauche, Pax Christi, Arci, Ass. Persona ambiente, Amici del dialogo, Non solo noi, Slow food, Filiera corta solidale, Git Banca Etica.

Di elementi e questioni su cui riflettere, la cronaca ne sforna a ciclo continuo. La rivista Valori, negli ultimi mesi, se n'è ripetutamente occupata. Il primo dato che si impone è che troppo cibo è controllato da pochissime mani. Tre facili esempi:
1. 90% della produzione di barbabietola da zucchero è nelle mani di poche multinazionali. 10 di queste (tra cui Monsanto, Dupont, Syngenta, Bayer) sono anche quelle che controllano il 75% del mercato internazionale delle sementi e il 95% dei pesticidi.
2. Un recente rapporto “Agropoli” calcolava che abbiamo il 28% di probabilità di acquistare dai primi 10 trasformatori di prodotti alimentari confezionati e il 75% di acquistare cereali o soia dei 4 giganti del settore (Cargill, Archer Daniels Midland, Bunge, Dreyfus).
3. 1/6 del latte prodotto su scala mondiale nel 2012 è passato nelle mani delle prime 10 società nel settore.

Ovviamente poi i nodi vengono al pettine e così si viene al secondo aspetto cruciale. Se economie di scala e – nel caso della carne – allevamenti intensivi schiacciano i prezzi della materia prima, cosa farà il colosso cinese Shuanghui (oggi si chiama WH Group e si prepara ora a quotarsi in borsa a Hong Kong)? Ha acquistato l'omologo Usa Smithfield Food per 4,7 mil. di dollari. WH è infatti interessato a un modello organizzativo che per produrre la stessa quantità di carne di maiale  spende il 60% di quanto essa costa in Cina (dove prevalgono i piccoli produttori). Corollario: tra chi controlla WH c'è anche la banca d'affari Goldman Sachs, che ovviamente ha profittato dell'attività di supporto al commercio per 1,25 mil di dollari nel solo 2012).
Intanto sui mercati internazionali si registra una forte crescita del prezzo della carne per i consumatori, come effetto sia di una domanda più alta, ma anche del parallelo mercato finanziario dei future legati ai beni alimentari, i cui scambi si sono moltiplicati per nove dal 2002 ad oggi.. Ecco qui l'anello di congiunzione tra mondi che ingenuamente si continua a pensare tra loro separati. Sono sempre più questi “termometri” delle aspettative, a determinare i prezzi, invece che i relativi beni sottostanti e la loro contrattazione.

Stiamo attenti che con il cibo non ci succeda come col debito sovrano: sembrava un problema degli africani, al tempo del giubileo del 2000, mentre oggi siamo noi a guardare sgomenti come nonostante un ripetuto avanzo primario nel bilancio dell'Italia, il nostro debito complessivo continui inesorabilmente a crescere imponendoci sempre nuovi e vani sacrifici, a causa del pagamento degli interessi sul debito.
Pochi argomenti, come quello del cibo, richiamano l'urgenza di non di chiacchierare di finanza etica, ma di passare massicciamente, rapidamente e convintamente agli strumenti alternativi e correttivi. Ci sono e funzionano, perché aspettare?
Expo 2015 a Milano, avrà come tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita.” E' questo il momento giusto, anche nella nostra provincia: raddoppiamo i soci di Banca Etica (in assemblea alle 18.30 nello stesso luogo della conferenza di Baranes), raddoppiamo i depositi, raddoppiamo il nostro utilizzo dei suoi servizi.

Piero Cattaneo (Git di BE provincia di Cremona)

mercoledì 30 luglio 2014

Sulle riforme costituzionali e della legge elettorale

"Non è ragionevole che qualcuno legiferi su sé stesso e sulle proprie prerogative."

Questo è l'incipit del comunicato con cui Leonardo Zaquini ha inteso esprimere il giudizio del comitato "Quorum Zero Più Democrazia" sull'attuale percorso delle riforme costituzionali e della legge elettorale.

Sono stato tra i primi promotori del comitato QZPD e queste parole mi trovano in pieno accordo!

Non ci siamo proprio con la procedura di riforma, e i risultati si vedono!

Non ci siamo proprio a livello di logica costituzionale democratica: non possono essere i rappresentanti dei partiti direttamente coinvolti nella competizione elettorale a decidere le regole a cui dovranno sottostare.

Oggi sono grosso modo tre: PD, FI e M5S.

E già questo "escludere" tutti gli altri fa male ...

Ma domani e dopodomani chi ci sarà? Come si fa a ritagliare una riforma che "dovrebbe necessariamente durare negli anni" per adattarla ad una situazione contingente come sono gli schieramenti politici alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica?

Tantomeno se i loro membri sono stati nominati dagli stessi partiti e non scelti direttamente dal popolo (per nome e cognome).

Meno ancora se la composizione del parlamento che intende modificare la costituzione è alterata da un premio di maggioranza di coalizione, da svariate soglie di sbarramento e da contributi economici variabili in funzione della numerosità ed influenza dei partiti presso la popolazione!

L'attuale Parlamento NON E' RAPPRESENTATIVO DEL PAESE, ma, considerati gli astenuti e le alterazioni alle quote proporzionali, solo di una MINORANZA DEI SUOI CITTADINI!

Si cerca la GOVERNABILITA' ... ma IN NOME DI CHI?

Qui si strumentalizza il popolo per il potere, mentre i partiti dovrebbero essere strumento nelle mani del popolo per il governo della nazione (secondo l'attuale costituzione)!

Se non ci sarà un grande cambiamento nella prospettiva riformista ... vedo tempi sempre più cupi all'orizzonte.

Quando vediamo le nubi avanzare rapide all'orizzonte noi diciamo: verrà la pioggia, quando vediamo il vento piegare gli alberi ed udiamo il mare mugghiare tra gli scogli diciamo: farà tempesta.

Sappiamo discernere il tempo atmosferico e non sappiamo discernere questi nostri tempi!

Che ingenui ... la pagheremo cara ... anzi ... la pagheranno i nostri figli e i nostri nipoti ...

martedì 29 luglio 2014

Un incontro di portata storica

Le scuse del Papa per i pentecostali perseguitati

dal Corriere della Sera di Martedì 29 Luglio 2014
 
Francesco visita la comunità evangelica: «Tra chi denunciava c’erano anche cattolici»

La Chiesa Evangelica della Riconciliazione per adesso è solo una palazzina di cemento grezzo che ha l’aria più di un cantiere che di un luogo di culto. Ma diventa ugualmente il centro del mondo cristiano quando da un altare che, al pari di tutto il resto, sembra ancora precario, papa Francesco pronuncia di fronte a circa 350 fedeli evangelici provenienti da tutto il mondo, un discorso senza precedenti per ciò che avvenne ai tempi del fascismo e delle leggi razziali: «Tra quelli che hanno perseguitato e denunciato i pentecostali, quasi come fossero dei pazzi che rovinavano la razza, c’erano anche dei cattolici: io sono il pastore dei cattolici e vi chiedo perdono per quei fratelli e sorelle cattolici che non hanno capito e sono stati tentati dal diavolo».
È stato questo il momento più importante della seconda visita che papa Bergoglio ha compiuto a Caserta nel giro di soli tre giorni. Stavolta, a differenza dell’appuntamento di sabato scorso, si trattava di una visita privata, nata dalla decisione del Pontefice di recarsi fuori dalle mura vaticane per incontrare il pastore pentecostale Giovanni Traettino - che della Chiesa della Riconciliazione di Caserta è presidente - suo amico dai tempi in cui entrambi vivevano a Buenos Aires.
E infatti di incontro privato si è trattato, anche fuori da gran parte dei protocolli che fanno parte di ogni visita papale. Il Papa è arrivato a Caserta in elicottero intorno alle 10 e 30, atterrando all’interno della Reggia, nell’area riservata alla scuola dell’Aeronautica. Poi in un’auto assolutamente inusuale (una Ford Focus), ha raggiunto l’abitazione di Traettino, incrociando e benedicendo i suoi vicini di casa, che sapevano dell’arrivo del Papa in città, ma non si aspettavano certo che si recasse in una abitazione privata e che quindi passasse accanto a tante persone come se nulla fosse. Con il suo vecchio amico il Pontefice si è intrattenuto per circa mezzora. Incontro privatissimo e personalissimo, al quale, però, è seguito quello con la folta comunità evangelica che per l’occasione si è radunata a Caserta e che ha accolto Bergoglio con un lungo applauso, ripetuto ancora più scrosciante dopo il discorso con il quale ha chiesto perdono.
Ma dall’altare, dietro il quale campeggiava una croce costruita con due semplici assi di legno, papa Francesco ha anche parlato della necessità di «superare i confini tra le Chiese cristiane», e dello Spirito Santo che «fa la diversità nella Chiesa». Ma, ha aggiunto, «lo stesso Spirito Santo fa anche l’unità, così che la Chiesa è una nella diversità: per usare una parola bella, una diversità riconciliante. Lo Spirito Santo è armonia, armonia nella diversità».
«Sulla strada dell’unità - ha detto ancora il Pontefice - ci farebbe bene toccare la carne di Cristo, andare nelle periferie, dove ci sono tanti fratelli bisognosi di Dio, che hanno fame, ma non di pane, bensì fame di Dio. Non si può predicare un Vangelo intellettuale: il Vangelo è verità, amore e bellezza».
Il Papa ha fatto anche un passaggio sull’argomento «setta», termine con cui spesso vengono indicati i pentecostali, spiegando che può essere «una tentazione dire: io sono la Chiesa tu sei la setta», ma, ha aggiunto, «Gesù ha pregato per l’unità».
Quindi se «qualcuno si stupisce che il Papa sia venuto a trovare gli evangelici», lui risponde: «Sono venuto a trovare i fratelli».
Definito dalla sala stampa vaticana «di portata storica» per il suo altissimo valore religioso, l’incontro tra il Santo Padre e la comunità evangelica ha avuto poi un momento di fratellanza a tavola con un pranzo al quale Bergoglio ha partecipato insieme a Traettino (che prendendo la parola durante la cerimonia si era rivolto a lui chiamandolo «fratello Papa») e a un’altra settantina di pastori evangelici non solo italiani ma provenienti anche dall’Argentina, dagli Stati Uniti, da Francia, Spagna, Canada e India.
Tutto italiano, però, il menù, con la pasta all’insalata, l’immancabile mozzarella di bufala, le melanzane a funghetti. E come dolci pastiera e crostata di frutta.
Fulvio Bufi