L'hanno chiamata Italicum, ma passerà alla storia come Disgraziatellum, perché questa legge morirà nella culla, ma se disgraziatamente dovesse sopravvivere ... allora porterà la democrazia alla tomba.
Commento un articolo pubblicato sul Mattino di Padova del 5 maggio 2015 da Alessandro Naccarato, deputato PD, che potete leggere per intero qui: L'Italicum è legge
"Le caratteristiche fondamentali della nuova legge sono queste. Il testo vale solo per la Camera, perché è coordinato con la riforma costituzionale che supera il bicameralismo perfetto e trasforma il Senato in un ente eletto dai consigli regionali."
Già questo fatto che il Senato diventa un'ente eletto dai consigli regionali non mi piace:
1° perché di enti pubblici in Italia ne abbiamo già abbastanza, fin troppi direi;
2° perché i consigli regionali non hanno dato, almeno fin'ora, un bell'esempio di trasparenza e di onestà.
3° perché i senatori avrei preferito eleggerli io ... eh, perché no?
"La lista che raccoglie più del 40% dei voti ottiene un premio di maggioranza ed elegge 340 deputati su 630. Se nessuna lista raggiunge il consenso sufficiente si svolge un ballottaggio tra le prime due. I seggi rimanenti sono attribuiti con il sistema proporzionale alle liste che hanno avuto più del 3%."
Ma quando mai un partito in Italia supererà il 40% dei consensi? Quello che accadrà più verosimilmente è che avremo due o tre partitelli che a mala pena supereranno il 20%, tra i quali i primi due si disputeranno il ballottaggio, per finire che uno solo arrafferà il 55% dei seggi, sempre e comunque. A tutti gli altri, che saranno la stragrande maggioranza, rimarrà da spartirsi il 45% dei seggi ... una lotta tra poveri. Se poi consideriamo che attualmente meno di 2/3 degli elettori si reca alle urne, possiamo solo immaginare il grado di rappresentatività di questo nuovo parlamento.
"L’Italia è divisa in 100 collegi. In ogni collegio le liste presentano un capolista: il suo nome è stampato sulla scheda elettorale a fianco al simbolo della lista. L’elettore ha a disposizione un voto per la lista e uno o due di preferenza: se esprime due voti devono essere rivolti a candidati di sesso diverso. In questo modo il capolista è “bloccato” ma, a differenza di quanto avveniva con il porcellum, il suo cognome è stampato sulla scheda, come accadeva nei collegi uninominali, e l’elettore può scegliere i propri candidati."
Sì, ci sono le preferenze, ma sono immaginarie. Proviamo a dare uno sguardo al sistema reale. 100 collegi significa 100 capilista eletti col sistema maggioritario; rimangono 530 seggi, una media di meno di 6 seggi per collegio: quindi in ogni collegio i partiti minori, ai quali spetteranno solo 290 seggi, cioè mediamente 3 seggi per collegio, se faranno un buon risultato, potranno eleggere i propri capilista; solo il partito vincente al ballottaggio avrà il privilegio di veder eletti molti dei suoi deputati con il sistema delle preferenze. Ma è ovvio che essendo il partito più forte, più strutturato, più potente ... se lo può permettere, in parole schiette: verranno fagocitati dalla nomenclatura.
"Certo, visto che non esiste la legge elettorale perfetta, anche questa presenta diversi limiti, in particolare quello dei capilista bloccati, ma rappresenta comunque un miglioramento rispetto al rischio dell’ennesimo fallimento e del pericolo di tornare a votare con il proporzionale puro. Tale sistema produrrebbe instabilità e assicurerebbe un potere di ricatto e di veto alle forze minori con la certezza di ripetere i disastri degli anni scorsi."
A parte il fatto che col sistema proporzionale la Repubblica italiana è stata governata, neanche tanto male, per quasi 50 anni e pertanto, questo rischio del ritorno al passato non lo comprendo proprio, vedo di più il rischio di continuare a perseverare nel voler imporre una legge maggioritaria ad un paese che è di per sé una composizione più o meno armoniosa di differenze regionali, storiche, culturali, geografiche, paesaggistiche, dialettali. Forse l'unica vera realtà comune era, nel passato, il cattolicesimo ... ma oggidì, neanche più tanto quello.
Per un sistema complesso come quello italiano, onestamente, il vero rischio lo vedo più nella rigidezza del governo che nell'instabilità.
"La nuova legge ha l’obiettivo di superare la paralisi e le incertezze del passato, di garantire agli elettori la scelta dei deputati e di dare una maggioranza sufficiente e non eccessiva alla lista vincente in modo da assicurare la formazione di governi stabili."
Non condivido il riassuntino finale:
- la legge non supererà la paralisi e le incertezze del passato, perché esse non dipendono dal sistema elettorale, né dalla composizione numerica del parlamento, bensì dipendono fortemente dalle convinzioni profonde e dal carattere politico degli italiani, siano essi eletti od elettori;
- non garantirà agli elettori la scelta dei deputati, essi saranno scelti dai partiti, unicamente dai partiti che li avranno accolti nelle loro liste;
- darà una maggioranza eccessiva ad un partito di minoranza relativa, una maggioranza parlamentare che non sarà comunque sufficiente a formare governi stabili, perché non si può governare un paese contro la sua stessa volontà.
A meno che non si identifichi il paese con il proprio partito!
E allora, scusatemi se lo ripeto ancora una volta, questo cosa ci ricorda?
"io decido X Albignasego" è il nome del movimento civico che vuol dare la parola ai cittadini di Albignasego, comune della provincia di Padova ... e non solo!
giovedì 7 maggio 2015
domenica 3 maggio 2015
Le Multinazionali vengono all'Expo per nutrire loro stesse, non il Pianeta
Vandana Shiva, scienziata e filosofa, è attivista politica ed ambientalista indiana, fondatrice e attuale direttrice della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy e Presidente del Movimento Navdanya International.
Leggiamo cos'ha da dirci riguardo ad Expo 2015:
- Le multinazionali, che ci hanno portato malattie e malnutrizione attraverso i prodotti chimici e gli Ogm, attraverso il cibo-spazzatura e alimenti trasformati, hanno speso negli ultimi decenni grandi quantità di denaro per la pubblicità e per le pubbliche relazioni con un'azione di lobbying, volta a influenzare le politiche e ad affermare, in maniera del tutto falsa, che i loro prodotti sfamino il mondo.
- Si sono accordate tra loro per brevettare i nostri semi, per influenzare la ricerca scientifica, per negare ai cittadini il diritto di essere informati, attraverso leggi sull'etichettatura degli Ogm. Le multinazionali che hanno distrutto i nostri terreni e la nostra salute ora saranno tutte ad Expo. Vogliamo fare una breve lista? Mc Donald's, Coca Cola, Monsanto, Syngenta, Nestlè, Eni, Dupont, Pioneer: bastano queste a rappresentarle tutte. Le multinazionali non nutrono il pianeta, come proclama lo slogan di Expo 2015. Lo affamano. La lista degli sponsor dell'esposizione universale parla da sola.
- È coerente con tutto questo che per costruire Expo si sia occupato ancora suolo e si siano cementificati molti altri ettari di terra fertile. È sconfortante che per tanti l'esposizione mondiale sia l'occasione per far consumare più cibo. Ed è emblematico che sia stato dato un ruolo di primo piano a chi propone un cibo fatto da un'aggregazione di zuccheri e grassi, inadatto a nutrire le persone e dannoso per la nostra salute e soprattutto dei nostri figli. Cosa si può fare per impedire che Expo sia solo la passerella dell'agroindustria e di chi pensa che la strada per nutrire il pianeta sia solo scegliere la tecnologia più apparentemente innovativa o la molecola di sintesi più raffinata?
- La risposta sembra scontata: portare altri contenuti dentro questo contenitore. Ad oggi la lista degli eventi, dei dibattiti, dei luoghi di confronto in cui si costruisce una visione più ampia, inclusiva e democratica sembra ancora molto povera. Ma la cosa paradossale è che da Expo sono fuori non solo fisicamente, ma anche culturalmente i contadini italiani, europei e del mondo intero, cioè coloro che producono il cibo per i cittadini e curano la Terra. Sono i piccoli agricoltori che producono il 70% del cibo consumato nel pianeta e che stanno resistendo all'attacco dell'agroindustria mondiale. Dobbiamo fare di tutto per difendere un modello agroalimentare, fondato sull'agricoltura familiare, come quello italiano, europeo e di molti altri paesi. Dobbiamo riaffermare l'orgoglio dei tanti piccoli agricoltori di tutto il mondo che hanno mantenuto, a costo di grandi difficoltà, i loro campi e che li coltivano con i metodi biologici ed ecologici. Dobbiamo cogliere l'occasione per incontrare persone che incrociano difficilmente i temi della difesa della biodiversità e che magari pensano che la questione del cibo sia solo un tema di quello che si riesce a mettere in tavola e non una questione centrale per ridefinire l'economia e la democrazia.
- Se noi, i movimenti e le associazioni che hanno scelto di entrare dentro i cancelli di Expo, saremo capaci di aprire le porte al mondo, alle ragioni della Terra dalla quale può nascere un nuovo paradigma economico, allora è possibile che Expo diventi un'occasione. L'occasione per passare dal modello "taglia e brucia", che è proprio dell'economia lineare estrattiva delle risorse, al modello economico, politico e sociale circolare basato sulla restituzione. L'occasione per superare la linearità che produce scarti materiali (i rifiuti) e scarti sociali (i poveri, gli emarginati, i disperati) e arrivare finalmente alla chiusura del cerchio ecologico. Saremo presenti all'Expo per assicurare che non sia solo la voce delle multinazionali ad essere ascoltata. Noi vogliamo portare la voce dei semi e della terra, dei piccoli agricoltori e delle generazioni future. Aggiungere al dialogo le diversità.
- Presenteremo il manifesto "Terra viva" il 2 maggio, nel padiglione della società civile, con un invito a tutti i cittadini, per lavorare verso una nuova visione, un nuovo paradigma attraverso cui sconfiggere la fame e la malnutrizione, lavorando in armonia con la terra, non dichiarando guerra contro di lei.
T E R R A V I V A
Il nostro Suolo, i nostri Beni Comuni, il nostro Futuro
Una Nuova Visione per una Cittadinanza Planetaria
“Da questa manciata di terra dipende la nostra vita.
Amministratela saggiamente e lei farà crescere il
nostro cibo e di che scaldarci, ci offrirà un riparo e
ci circonderà di bellezza.
Abusatene e deperirà, morirà, portando con sé
l’umanità intera.”
Dalle Scritture Sanscrite Veda – 1500 a.C.
Scarica qui il Manifesto TERRA VIVA
Leggiamo cos'ha da dirci riguardo ad Expo 2015:
- Le multinazionali, che ci hanno portato malattie e malnutrizione attraverso i prodotti chimici e gli Ogm, attraverso il cibo-spazzatura e alimenti trasformati, hanno speso negli ultimi decenni grandi quantità di denaro per la pubblicità e per le pubbliche relazioni con un'azione di lobbying, volta a influenzare le politiche e ad affermare, in maniera del tutto falsa, che i loro prodotti sfamino il mondo.
- Si sono accordate tra loro per brevettare i nostri semi, per influenzare la ricerca scientifica, per negare ai cittadini il diritto di essere informati, attraverso leggi sull'etichettatura degli Ogm. Le multinazionali che hanno distrutto i nostri terreni e la nostra salute ora saranno tutte ad Expo. Vogliamo fare una breve lista? Mc Donald's, Coca Cola, Monsanto, Syngenta, Nestlè, Eni, Dupont, Pioneer: bastano queste a rappresentarle tutte. Le multinazionali non nutrono il pianeta, come proclama lo slogan di Expo 2015. Lo affamano. La lista degli sponsor dell'esposizione universale parla da sola.
- È coerente con tutto questo che per costruire Expo si sia occupato ancora suolo e si siano cementificati molti altri ettari di terra fertile. È sconfortante che per tanti l'esposizione mondiale sia l'occasione per far consumare più cibo. Ed è emblematico che sia stato dato un ruolo di primo piano a chi propone un cibo fatto da un'aggregazione di zuccheri e grassi, inadatto a nutrire le persone e dannoso per la nostra salute e soprattutto dei nostri figli. Cosa si può fare per impedire che Expo sia solo la passerella dell'agroindustria e di chi pensa che la strada per nutrire il pianeta sia solo scegliere la tecnologia più apparentemente innovativa o la molecola di sintesi più raffinata?
- La risposta sembra scontata: portare altri contenuti dentro questo contenitore. Ad oggi la lista degli eventi, dei dibattiti, dei luoghi di confronto in cui si costruisce una visione più ampia, inclusiva e democratica sembra ancora molto povera. Ma la cosa paradossale è che da Expo sono fuori non solo fisicamente, ma anche culturalmente i contadini italiani, europei e del mondo intero, cioè coloro che producono il cibo per i cittadini e curano la Terra. Sono i piccoli agricoltori che producono il 70% del cibo consumato nel pianeta e che stanno resistendo all'attacco dell'agroindustria mondiale. Dobbiamo fare di tutto per difendere un modello agroalimentare, fondato sull'agricoltura familiare, come quello italiano, europeo e di molti altri paesi. Dobbiamo riaffermare l'orgoglio dei tanti piccoli agricoltori di tutto il mondo che hanno mantenuto, a costo di grandi difficoltà, i loro campi e che li coltivano con i metodi biologici ed ecologici. Dobbiamo cogliere l'occasione per incontrare persone che incrociano difficilmente i temi della difesa della biodiversità e che magari pensano che la questione del cibo sia solo un tema di quello che si riesce a mettere in tavola e non una questione centrale per ridefinire l'economia e la democrazia.
- Se noi, i movimenti e le associazioni che hanno scelto di entrare dentro i cancelli di Expo, saremo capaci di aprire le porte al mondo, alle ragioni della Terra dalla quale può nascere un nuovo paradigma economico, allora è possibile che Expo diventi un'occasione. L'occasione per passare dal modello "taglia e brucia", che è proprio dell'economia lineare estrattiva delle risorse, al modello economico, politico e sociale circolare basato sulla restituzione. L'occasione per superare la linearità che produce scarti materiali (i rifiuti) e scarti sociali (i poveri, gli emarginati, i disperati) e arrivare finalmente alla chiusura del cerchio ecologico. Saremo presenti all'Expo per assicurare che non sia solo la voce delle multinazionali ad essere ascoltata. Noi vogliamo portare la voce dei semi e della terra, dei piccoli agricoltori e delle generazioni future. Aggiungere al dialogo le diversità.
- Presenteremo il manifesto "Terra viva" il 2 maggio, nel padiglione della società civile, con un invito a tutti i cittadini, per lavorare verso una nuova visione, un nuovo paradigma attraverso cui sconfiggere la fame e la malnutrizione, lavorando in armonia con la terra, non dichiarando guerra contro di lei.
T E R R A V I V A
Il nostro Suolo, i nostri Beni Comuni, il nostro Futuro
Una Nuova Visione per una Cittadinanza Planetaria
“Da questa manciata di terra dipende la nostra vita.
Amministratela saggiamente e lei farà crescere il
nostro cibo e di che scaldarci, ci offrirà un riparo e
ci circonderà di bellezza.
Abusatene e deperirà, morirà, portando con sé
l’umanità intera.”
Dalle Scritture Sanscrite Veda – 1500 a.C.
Scarica qui il Manifesto TERRA VIVA
lunedì 27 aprile 2015
Il mistero dei derivati nei conti dello Stato
Lo scorso anno l’Italia ha pagato 2,76 miliardi di euro in meno di
interessi sul debito pubblico, in particolare grazie agli interventi
della BCE. Peccato che nello stesso anno le perdite e il passivo legati
ai derivati siano saliti di circa il doppio, ovvero di 5,46 miliardi.
...
Benvenuti nel Paese in cui qualche decina di milioni di euro per salvare vite umane è una spesa insostenibile, ma qualche decina di miliardi di euro versati alle banche d’affari per coprire perdite finanziarie non pone problemi e non interessa nessuno.
Potete continuare a leggere qui:...
Benvenuti nel Paese in cui qualche decina di milioni di euro per salvare vite umane è una spesa insostenibile, ma qualche decina di miliardi di euro versati alle banche d’affari per coprire perdite finanziarie non pone problemi e non interessa nessuno.
Il mistero dei derivati nei conti dello Stato
di Andrea Baranes
martedì 21 aprile 2015
La Fabbrica dei Veleni, un passo avanti?
Lo scorso 17 aprile 2015 presso
l'Hotel Crowne Plaza di Limena, si è tenuto un incontro tra la
Deputata Gessica Rostellato di Iniziativa Libera, l'Assessore
regionale all'ambiente Maurizio Conte, il Sindaco di Pernumia Luciano
Simonetto, una rappresentante del comitato SOS C&C e una
rappresentante dell'associazione ambientalista La Vespa di Battaglia
Terme, per affrontare il decennale problema dei rifiuti altamente
pericolosi stoccati all'interno dei capannoni della fabbrica ex C&C,
sita in via Granze a Pernumia. L’incontro è stato organizzato
dall’Onorevole Rostellato, la quale si sta impegnando in prima
linea su questo tema: dopo aver presentato un’interpellanza
parlamentare, ha incontrato nel marzo scorso le associazioni del
territorio e visitato i capannoni con il sindaco di Pernumia e il
presidente di Bacino Padova Sud.
Nell'incontro l’On. Rostellato ha evidenziato i gravi rischi per la popolazione e l’ambiente circostante e ha chiesto all’assessore Conte cosa sta facendo la Regione per risolvere il problema, in particolare se è stato fissato l'incontro "promesso" col Ministro dell'ambiente Galletti, durante la visita dello stesso a Pernumia il 26 gennaio 2015. Conte ha riferito di aver inviato una richiesta in tal senso, ma di non aver ancora ricevuto risposta. Ha confermato che la Regione ha assegnato 1.500.000 per l’asporto dei rifiuti ma saranno da inserire in un progetto a cui dovrà partecipare finanziariamente anche il Ministero dell’ambiente, per trovare di concerto strategie per assicurarsi le risorse finanziarie mancati se si vuole giungere alla definitiva soluzione del problema. L’onorevole Rostellato si è presa l’impegno di fissare al più presto l’ incontro col Ministero, finora mancato, perché non si perda tempo prezioso.
Proprio il tempo, in tutta questa vicenda, è per noi il punto critico. Della C&C si parla e si scrive da ormai dodici anni, è stata visitata da tante autorità e di tutti i livelli istituzionali, ma ancora nessun camion di rifiuti ha portato via qualcosa da lì dentro, mentre la struttura invecchia. I finanziamenti regionali del 2007 e del 2009 sono stati impiegati solo nel 2013/2014, e gli ultimi 200.000 euro, messi in gara per il primo asporto rifiuti, non ci risulta siano ancora stati aggiudicati. A tal proposito il sindaco Luciano Simonetto, sempre nell’incontro di venerdì 17, si è impegnato a fornire tempestivamente a tutte le parti intervenute informazioni sullo stato dell’arte di tale aggiudicazione e a richiedere a Bacino Padova Sud un nuovo progetto ampliato per l’asporto dei rifiuti e lo smaltimento totale, poiché l’attuale accordo prevede la messa in sicurezza dell’edificio e l’asportazione di una minima parte dei rifiuti
Come cittadini siamo contenti che finalmente intervenga il Ministero dell’ambiente, che tuttavia nella risposta all’interpellanza scritta della stessa Rostellato, il 13 marzo scorso aveva risposto impegnandosi solo a “vigilare sull’evolversi della vicenda fornendo, qualora richiesto, l’apporto dell’ISPRA”. Auspichiamo che l’Onorevole Rostellato e l’Assessore Conte convincano invece il Ministero che non serve solo vigilanza, servono soprattutto contributi e solerzia. I cittadini, come ormai da troppo tempo, aspettano ...
Loredana Turatto: LaVespa – info@lavespa.org - web: www.lavespa.org
Annachiara Capuzzo: Comitato SOS C&C – comitatososcec@gmail.com - web: comitatososcec.altervista.org
Nell'incontro l’On. Rostellato ha evidenziato i gravi rischi per la popolazione e l’ambiente circostante e ha chiesto all’assessore Conte cosa sta facendo la Regione per risolvere il problema, in particolare se è stato fissato l'incontro "promesso" col Ministro dell'ambiente Galletti, durante la visita dello stesso a Pernumia il 26 gennaio 2015. Conte ha riferito di aver inviato una richiesta in tal senso, ma di non aver ancora ricevuto risposta. Ha confermato che la Regione ha assegnato 1.500.000 per l’asporto dei rifiuti ma saranno da inserire in un progetto a cui dovrà partecipare finanziariamente anche il Ministero dell’ambiente, per trovare di concerto strategie per assicurarsi le risorse finanziarie mancati se si vuole giungere alla definitiva soluzione del problema. L’onorevole Rostellato si è presa l’impegno di fissare al più presto l’ incontro col Ministero, finora mancato, perché non si perda tempo prezioso.
Proprio il tempo, in tutta questa vicenda, è per noi il punto critico. Della C&C si parla e si scrive da ormai dodici anni, è stata visitata da tante autorità e di tutti i livelli istituzionali, ma ancora nessun camion di rifiuti ha portato via qualcosa da lì dentro, mentre la struttura invecchia. I finanziamenti regionali del 2007 e del 2009 sono stati impiegati solo nel 2013/2014, e gli ultimi 200.000 euro, messi in gara per il primo asporto rifiuti, non ci risulta siano ancora stati aggiudicati. A tal proposito il sindaco Luciano Simonetto, sempre nell’incontro di venerdì 17, si è impegnato a fornire tempestivamente a tutte le parti intervenute informazioni sullo stato dell’arte di tale aggiudicazione e a richiedere a Bacino Padova Sud un nuovo progetto ampliato per l’asporto dei rifiuti e lo smaltimento totale, poiché l’attuale accordo prevede la messa in sicurezza dell’edificio e l’asportazione di una minima parte dei rifiuti
Come cittadini siamo contenti che finalmente intervenga il Ministero dell’ambiente, che tuttavia nella risposta all’interpellanza scritta della stessa Rostellato, il 13 marzo scorso aveva risposto impegnandosi solo a “vigilare sull’evolversi della vicenda fornendo, qualora richiesto, l’apporto dell’ISPRA”. Auspichiamo che l’Onorevole Rostellato e l’Assessore Conte convincano invece il Ministero che non serve solo vigilanza, servono soprattutto contributi e solerzia. I cittadini, come ormai da troppo tempo, aspettano ...
Loredana Turatto: LaVespa – info@lavespa.org - web: www.lavespa.org
Annachiara Capuzzo: Comitato SOS C&C – comitatososcec@gmail.com - web: comitatososcec.altervista.org
mercoledì 8 aprile 2015
Cancelliamo l’idea del nemico
Politica internazionale
di Vincenzo Buonomo
Mentre i conflitti si
susseguono, c’è chi pensa alla pace non come generica sicurezza,
ma come frutto di una relazione autentica, capace di affrontare le
cause della guerra, di rispettare le norme internazionali. Come pure
di tutelare i diritti umani, e tra questi quello alla pace. È il
lavoro del Consiglio dei diritti umani dell’Onu che finalizzerà a
breve una dichiarazione sul diritto alla pace, nonostante
l’opposizione di alcuni Paesi. Il progetto si struttura intorno a
due grandi questioni. La prima, non nuova, è la necessità di
abbandonare l’idea della guerra e imporre ai nostri Stati di
dimenticare che i contrasti si risolvono con il ricorso alle armi. Un
obiettivo problematico di fronte all’atteggiamento di tanti Paesi
che rifiutano il pur minimo impegno al negoziato, al disarmo e ad un
controllo sulla loro condotta rispetto agli atti riguardanti la pace.
Tra gli esempi meno noti, il contrasto tra l’obiezione di coscienza
e le leggi nazionali sul servizio militare, la tutela del patrimonio
artistico o l’uso di compagnie private di sicurezza che operano nei
conflitti armati.
Più vicina alle nostre
possibilità di operare per la pace è la seconda proposta della
dichiarazione: l’educazione e la formazione alla pace. Un’opera
che non può limitarsi a oscurare le immagini di combattimenti e
stragi, a sostenere armistizi e cessate il fuoco o anche a cercare di
convincere che la pace è un valore. Insegnamenti e cattedre sulla
pace abbondano, le cancellerie dei nostri Paesi sono sempre pronte a
negoziare la pace. Ma la guerra è dietro l’angolo e come ricordava
papa Francesco nel centenario della Prima guerra mondiale: «La
guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli».
Educare e formare alla
pace presuppone un cambio di paradigma: abbandonare l’idea del
nemico. È quanto sosteneva Chiara Lubich, il 28 maggio 1997 nel suo
discorso al Palazzo di vetro: «La pace, come testimoniano anche le
finalità e l’azione delle Nazioni Unite, ha nomi nuovi e richiede
in primo luogo uno sforzo che l’Onu, con il vostro speciale apporto
e il contributo di tutti, può sostenere: superare la categoria del
nemico, di qualsiasi nemico».
(da Città Nuova del
25 marzo 2015)
martedì 24 febbraio 2015
La Pace nel Corano
Ricevo dal mio amico Rosario Amico Roxas, cattolico siciliano, profondo conoscitore del mondo islamico e della religione musulmana, questo brano di attualità, che ho molto apprezzato e pubblico volentieri:
La Pace nel Corano
Stiamo vivendo un'epoca in contraddizione con se stessa, nella quale dominano la violenza e la morte, che rappresentano l'antitesi della vita. Il termine che compendia questa contraddizione è universalmente riconosciuto nella PACE, che non segna la sconfitta di una parte e la vittoria della parte opposta, ma solamente un reciproco compromesso che neutralizza gli eccessi a vantaggio di una civile convivenza.
Lo scontro tra nazi-fascismo e comunismo provocò la seconda guerra mondiale che insanguinò l'Europa e non solo. Fu il sistema democratico che generò l'equilibrio tra le parti, pur se si trattò, per un lungo periodo, di un equilibrio forzato, mantenendo in vita una "guerra fredda" che tenne il mondo sull'orlo di un ulteriore e definitivo conflitto. Vinse la democrazia, che, però, portò con sé gli eccessi del capitalismo liberista destinato a scontrarsi con le crisi economiche che avrebbe provocato, per l'avidità di pochi contro i bisogni della stragrande maggioranza della popolazione mondiale, stratificando una realtà difficile da smontare in nome di un maggior equilibrio dei diritti e dei doveri, dei bisogni del necessario contro gli abusi del superfluo. Questa contraddizione è oggi la causa di continui scontri, che non sono sfociati in una guerra dichiarata, ma si sono limitati a manifestazioni localizzate tenute sotto controllo con un esercizio sproporzionato di violenza repressiva. Oggi, sul pianeta Terra, il 2% della popolazione mondiale, possiede il 50% della ricchezza globale; la sproporzione è più che evidente e sta alla base delle attuali nubi tempestose che minacciano tempeste di violenza.
I popoli della fame, pur ricchissimi di materie prime (petrolio e gas in primis), si ritrovano aggrediti senza difesa, derubati anche dai loro stessi governanti che hanno fatto combutta con le lobby occidentali dalle quali hanno presto imparato la logica del liberismo capitalista.
La parola "PACE" ha perso così ogni significato, dovendo subire il primato di un terrorismo bilaterale che manca di velleità di conquista, ma mira a terrorizzare le popolazioni per tenerle sottomesse al potere del più forte. Per giustificare le aggressioni il potere occidentale definisce il proprio terrorismo "difesa preventiva", mentre definisce terrorismo la reazione alle violenze subite.
Ma necessita una più articolata motivazione, così si trova nell'Islam il nemico da combattere, attribuendo ad una religione caratteristiche che non ha, sollecitando anche le esasperazioni che vengono identificate come "fondamentalismo".
Si finisce con l'ascoltare un manipolo di estremisti che si elevano ad interpreti del Corano e, in nome del Libro Sacro, realizzano una contro-crociata contro l'Occidente, che le crociate le ha fatte veramente.
Poiché non sarebbe giustificabile lo spargimento del terrore in nome di rivendicazioni economiche e di conquista di materie prime e manodopera a basso costo, allora si attribuisce lo stato di pericolo ad una pretestuosa "guerra santa" unilateralmente voluta dal mondo arabo, al quale viene dichiarata una guerra preventiva, attraverso una difesa esterna ai confini che sarebbero minacciati; praticamente la certezza di una guerra per scongiurare l'ipotesi di una guerra, senza nemmeno tentare la via politica e diplomatica.
Si verifica anche una lettura di comodo del Corano, attribuendo frasi estrapolate arbitrariamente dal testo, quali valori dettati dal libro sacro che sarebbe inneggiante alla violenza nel nome di Dio.
Ovviamente viene trascurata tutta quella parte del Corano che esalta la Pace, proprio quella Pace che è inserita nell'usuale saluto arabo âlSalâm âleikum, la pace sia con voi.
E, dice il Corano (36ª58): La parola di Dio è "Pace". I cattolici hanno la bellissima frase "Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis". "Pace agli uomini di buona volontà" è un concetto che si legge anche nel Corano, Corano in cui la parola "pace" è citata trentacinque volte.
Dice il Corano:
(10ª25) Dio chiama al soggiorno della Pace, e dirige chi Egli vuole sulla via diritta.
(15ª46) Entrate [in Paradiso] in pace e con sicurezza.
(16ª32) Le persone che sono buone vengono chiamate dagli angeli, che dicono loro: "La Pace sia con voi; entrate in Paradiso, come ricompensa delle vostre azioni".
La pace è anche la qualità dei maggiori profeti.
Si legge infatti nel Corano:
(20ª47) [Gli angeli dissero a Mosè:] "Pace su chiunque segue una giusta Via".
(19ª15) Di Gesù il Corano dice: La pace su di lui il giorno in cui nacque, il giorno in cui morirà, e il giorno in cui verrà resuscitato vivo.
(19ª33) E ancora nel Corano Gesù stesso ripete: La pace su di me il giorno in cui io nacqui, il giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò resuscitato vivo.
Vediamo ora l'attualizzazione della pace fra le varie comunità del mondo, ossia fra i diversi gruppi etnici e religiosi della terra.
Dice il Corano:
(11ª118) Se il Signore avesse voluto, avrebbe fatto delle genti una sola comunità.
(16ª93) Se Dio avesse voluto, certo, avrebbe dato a voi una comunità (una religione) unica.
La varietà di comunità serve dunque, sempre come dice il Corano, perché esse si confrontino reciprocamente, concorrano l'una l'altra nel bene, e nessuna prevarichi su altre.
Jalâl âlDîn Rûmî (il san Francesco dei Sufi, 1207-1273) scrisse:
"Le vie sono diverse, la meta è unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero durante il cammino si appianano; e chi si diceva l'un l'altro durante la strada "tu sei un empio" dimentica allora il litigio, poiché la meta è unica".
Questo non è "superamento" della religione, ma "rispetto" d'ogni religione, come insegna lo stesso Corano, e la chiave di volta è il dialogo. Il dialogo ha come scopo la scoperta dei valori comuni e il rispetto dei valori altrui.
di Rosario Amico Roxas
La Pace nel Corano
Stiamo vivendo un'epoca in contraddizione con se stessa, nella quale dominano la violenza e la morte, che rappresentano l'antitesi della vita. Il termine che compendia questa contraddizione è universalmente riconosciuto nella PACE, che non segna la sconfitta di una parte e la vittoria della parte opposta, ma solamente un reciproco compromesso che neutralizza gli eccessi a vantaggio di una civile convivenza.
Lo scontro tra nazi-fascismo e comunismo provocò la seconda guerra mondiale che insanguinò l'Europa e non solo. Fu il sistema democratico che generò l'equilibrio tra le parti, pur se si trattò, per un lungo periodo, di un equilibrio forzato, mantenendo in vita una "guerra fredda" che tenne il mondo sull'orlo di un ulteriore e definitivo conflitto. Vinse la democrazia, che, però, portò con sé gli eccessi del capitalismo liberista destinato a scontrarsi con le crisi economiche che avrebbe provocato, per l'avidità di pochi contro i bisogni della stragrande maggioranza della popolazione mondiale, stratificando una realtà difficile da smontare in nome di un maggior equilibrio dei diritti e dei doveri, dei bisogni del necessario contro gli abusi del superfluo. Questa contraddizione è oggi la causa di continui scontri, che non sono sfociati in una guerra dichiarata, ma si sono limitati a manifestazioni localizzate tenute sotto controllo con un esercizio sproporzionato di violenza repressiva. Oggi, sul pianeta Terra, il 2% della popolazione mondiale, possiede il 50% della ricchezza globale; la sproporzione è più che evidente e sta alla base delle attuali nubi tempestose che minacciano tempeste di violenza.
I popoli della fame, pur ricchissimi di materie prime (petrolio e gas in primis), si ritrovano aggrediti senza difesa, derubati anche dai loro stessi governanti che hanno fatto combutta con le lobby occidentali dalle quali hanno presto imparato la logica del liberismo capitalista.
La parola "PACE" ha perso così ogni significato, dovendo subire il primato di un terrorismo bilaterale che manca di velleità di conquista, ma mira a terrorizzare le popolazioni per tenerle sottomesse al potere del più forte. Per giustificare le aggressioni il potere occidentale definisce il proprio terrorismo "difesa preventiva", mentre definisce terrorismo la reazione alle violenze subite.
Ma necessita una più articolata motivazione, così si trova nell'Islam il nemico da combattere, attribuendo ad una religione caratteristiche che non ha, sollecitando anche le esasperazioni che vengono identificate come "fondamentalismo".
Si finisce con l'ascoltare un manipolo di estremisti che si elevano ad interpreti del Corano e, in nome del Libro Sacro, realizzano una contro-crociata contro l'Occidente, che le crociate le ha fatte veramente.
Poiché non sarebbe giustificabile lo spargimento del terrore in nome di rivendicazioni economiche e di conquista di materie prime e manodopera a basso costo, allora si attribuisce lo stato di pericolo ad una pretestuosa "guerra santa" unilateralmente voluta dal mondo arabo, al quale viene dichiarata una guerra preventiva, attraverso una difesa esterna ai confini che sarebbero minacciati; praticamente la certezza di una guerra per scongiurare l'ipotesi di una guerra, senza nemmeno tentare la via politica e diplomatica.
Si verifica anche una lettura di comodo del Corano, attribuendo frasi estrapolate arbitrariamente dal testo, quali valori dettati dal libro sacro che sarebbe inneggiante alla violenza nel nome di Dio.
Ovviamente viene trascurata tutta quella parte del Corano che esalta la Pace, proprio quella Pace che è inserita nell'usuale saluto arabo âlSalâm âleikum, la pace sia con voi.
E, dice il Corano (36ª58): La parola di Dio è "Pace". I cattolici hanno la bellissima frase "Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis". "Pace agli uomini di buona volontà" è un concetto che si legge anche nel Corano, Corano in cui la parola "pace" è citata trentacinque volte.
Dice il Corano:
(10ª25) Dio chiama al soggiorno della Pace, e dirige chi Egli vuole sulla via diritta.
(15ª46) Entrate [in Paradiso] in pace e con sicurezza.
(16ª32) Le persone che sono buone vengono chiamate dagli angeli, che dicono loro: "La Pace sia con voi; entrate in Paradiso, come ricompensa delle vostre azioni".
La pace è anche la qualità dei maggiori profeti.
Si legge infatti nel Corano:
(20ª47) [Gli angeli dissero a Mosè:] "Pace su chiunque segue una giusta Via".
(19ª15) Di Gesù il Corano dice: La pace su di lui il giorno in cui nacque, il giorno in cui morirà, e il giorno in cui verrà resuscitato vivo.
(19ª33) E ancora nel Corano Gesù stesso ripete: La pace su di me il giorno in cui io nacqui, il giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò resuscitato vivo.
Vediamo ora l'attualizzazione della pace fra le varie comunità del mondo, ossia fra i diversi gruppi etnici e religiosi della terra.
Dice il Corano:
(11ª118) Se il Signore avesse voluto, avrebbe fatto delle genti una sola comunità.
(16ª93) Se Dio avesse voluto, certo, avrebbe dato a voi una comunità (una religione) unica.
La varietà di comunità serve dunque, sempre come dice il Corano, perché esse si confrontino reciprocamente, concorrano l'una l'altra nel bene, e nessuna prevarichi su altre.
Jalâl âlDîn Rûmî (il san Francesco dei Sufi, 1207-1273) scrisse:
"Le vie sono diverse, la meta è unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero durante il cammino si appianano; e chi si diceva l'un l'altro durante la strada "tu sei un empio" dimentica allora il litigio, poiché la meta è unica".
Questo non è "superamento" della religione, ma "rispetto" d'ogni religione, come insegna lo stesso Corano, e la chiave di volta è il dialogo. Il dialogo ha come scopo la scoperta dei valori comuni e il rispetto dei valori altrui.
di Rosario Amico Roxas
mercoledì 14 gennaio 2015
E' lecito all'uomo essere violento nel nome di Dio?
L’invito del Papa ai leader religiosi: denunciare la violenza in nome di Dio
"Corriere della Sera" di Mercoledì 14 Gennaio 2015.
COLOMBO (Sri Lanka)
L’accoglienza è stupefacente, i colori, i bambini, i tamburi e le danze
tradizionali, una quarantina di elefanti bardati a festa che sollevano
le proboscidi al passaggio della papamobile, centinaia di migliaia
persone di varie fedi lungo i trenta chilometri dall’aeroporto alla
nunziatura in un paese dove i cattolici sono il 7,2 per cento e
prevalgono buddisti (70 per cento della popolazione), induisti (12,6) e
musulmani (9,7).
Francesco torna in Asia, «culla delle religioni del mondo», nel viaggio che dopo lo Sri Lanka lo porterà nelle Filippine, e arriva subito al punto: «Per il bene della pace, non si deve permettere che le credenze religiose vengano abusate per la causa della violenza o della guerra. Dobbiamo essere chiari e non equivoci nell’invitare le nostre comunità a vivere pienamente i precetti di pace e convivenza presenti in ciascuna religione e denunciare gli atti di violenza quando vengono commessi».
Il volo Az 4000 atterra alle 4,22 della notte italiana, dopo avere sorvolato tra gli altri i cieli dell’Iran (con telegramma di Bergoglio dall’aereo all’ayatollah Ali Khamenei: «Le assicuro le mie preghiere per la nazione e il suo popolo, invocando su di lei le benedizioni dell’Onnipotente di pace e prosperità»), in un paese che ha conosciuto gli «orrori» di trent’anni di guerra civile tra singalesi e tamil. Il Papa dice d’essere «convinto» che le religioni abbiamo «un ruolo essenziale» per «promuovere «riconciliazione, solidarietà e pace».
Anche prima della partenza, parlando ai diplomatici, aveva contrapposto gli «orrendi massacri» del fondamentalismo che «rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico» alla «fede sincera, che apre all’altro». Ma per questo «bisogna che tutti lavorino assieme e abbiano voce», scandisce ora. Le condizioni sono la libertà religiosa e l’ascolto reciproco: «Tutti devono essere liberi di esprimere le proprie preoccupazioni, le proprie aspirazioni e paure. Ma soprattutto devono essere pronti ad accettarsi l’un l’altro, a rispettare le legittime diversità ed imparare a vivere come un’unica famiglia».
Il vento dall’oceano non mitiga il caldo dell’«isola splendente»: dopo il viaggio notturno e un’ora nell’auto sotto il sole a salutare la folla, Francesco è provato e salta il pranzo con i vescovi locali per riposare un poco prima dell’incontro con i leader delle altre religioni. Il coro di benedizione dei buddisti, uno scialle giallo posato sulle spalle del Papa dal rappresentante induista, il musulmano che parla di pace. E Francesco che ricorda come nel Concilio la Chiesa abbia dichiarato che «nulla rigetta di quanto e vero e santo nelle altre religioni». L’importante è che tutti siano chiari, però.
Niente equivoci: «Come insegna l’esperienza, perché tale dialogo ed incontro sia efficace, deve fondarsi su una presentazione piena e schietta delle nostre rispettive convinzioni», spiega Bergoglio. «Certamente tale dialogo farà risaltare quanto siano diverse le nostre credenze, tradizioni e pratiche. E tuttavia, se siamo onesti nel presentare le nostre convinzioni, saremo in grado di vedere più chiaramente quanto abbiamo in comune. Nuove strade si apriranno per la mutua stima, e anche amicizia».
Francesco torna in Asia, «culla delle religioni del mondo», nel viaggio che dopo lo Sri Lanka lo porterà nelle Filippine, e arriva subito al punto: «Per il bene della pace, non si deve permettere che le credenze religiose vengano abusate per la causa della violenza o della guerra. Dobbiamo essere chiari e non equivoci nell’invitare le nostre comunità a vivere pienamente i precetti di pace e convivenza presenti in ciascuna religione e denunciare gli atti di violenza quando vengono commessi».
Il volo Az 4000 atterra alle 4,22 della notte italiana, dopo avere sorvolato tra gli altri i cieli dell’Iran (con telegramma di Bergoglio dall’aereo all’ayatollah Ali Khamenei: «Le assicuro le mie preghiere per la nazione e il suo popolo, invocando su di lei le benedizioni dell’Onnipotente di pace e prosperità»), in un paese che ha conosciuto gli «orrori» di trent’anni di guerra civile tra singalesi e tamil. Il Papa dice d’essere «convinto» che le religioni abbiamo «un ruolo essenziale» per «promuovere «riconciliazione, solidarietà e pace».
Anche prima della partenza, parlando ai diplomatici, aveva contrapposto gli «orrendi massacri» del fondamentalismo che «rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico» alla «fede sincera, che apre all’altro». Ma per questo «bisogna che tutti lavorino assieme e abbiano voce», scandisce ora. Le condizioni sono la libertà religiosa e l’ascolto reciproco: «Tutti devono essere liberi di esprimere le proprie preoccupazioni, le proprie aspirazioni e paure. Ma soprattutto devono essere pronti ad accettarsi l’un l’altro, a rispettare le legittime diversità ed imparare a vivere come un’unica famiglia».
Il vento dall’oceano non mitiga il caldo dell’«isola splendente»: dopo il viaggio notturno e un’ora nell’auto sotto il sole a salutare la folla, Francesco è provato e salta il pranzo con i vescovi locali per riposare un poco prima dell’incontro con i leader delle altre religioni. Il coro di benedizione dei buddisti, uno scialle giallo posato sulle spalle del Papa dal rappresentante induista, il musulmano che parla di pace. E Francesco che ricorda come nel Concilio la Chiesa abbia dichiarato che «nulla rigetta di quanto e vero e santo nelle altre religioni». L’importante è che tutti siano chiari, però.
Niente equivoci: «Come insegna l’esperienza, perché tale dialogo ed incontro sia efficace, deve fondarsi su una presentazione piena e schietta delle nostre rispettive convinzioni», spiega Bergoglio. «Certamente tale dialogo farà risaltare quanto siano diverse le nostre credenze, tradizioni e pratiche. E tuttavia, se siamo onesti nel presentare le nostre convinzioni, saremo in grado di vedere più chiaramente quanto abbiamo in comune. Nuove strade si apriranno per la mutua stima, e anche amicizia».
Gian Guido Vecchi
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