"io decido X Albignasego" è il nome del movimento civico che vuol dare la parola ai cittadini di Albignasego, comune della provincia di Padova ... e non solo!

sabato 6 giugno 2015

La parola di Papa Francesco

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questi mercoledì abbiamo riflettuto sulla famiglia e andiamo avanti su questo tema, riflettere sulla famiglia. E da oggi le nostre catechesi si aprono, con la riflessione alla considerazione della vulnerabilità che ha la famiglia, nelle condizioni della vita che la mettono alla prova. La famiglia ha tanti problemi che la mettono alla prova.

Una di queste prove è la povertà. Pensiamo a tante famiglie che popolano le periferie delle megalopoli, ma anche alle zone rurali … Quanta miseria, quanto degrado! E poi, ad aggravare la situazione, in alcuni luoghi arriva anche la guerra. La guerra è sempre una cosa terribile. Essa inoltre colpisce specialmente le popolazioni civili, le famiglie. Davvero la guerra è la “madre di tutte le povertà”, la guerra impoverisce la famiglia, una grande predatrice di vite, di anime, e degli affetti più sacri e più cari.

Nonostante tutto questo, ci sono tante famiglie povere che con dignità cercano di condurre la loro vita quotidiana, spesso confidando apertamente nella benedizione di Dio. Questa lezione, però, non deve giustificare la nostra indifferenza, ma semmai aumentare la nostra vergogna per il fatto che ci sia tanta povertà! E’ quasi un miracolo che, anche nella povertà, la famiglia continui a formarsi, e persino a conservare – come può – la speciale umanità dei suoi legami. Il fatto irrita quei pianificatori del benessere che considerano gli affetti, la generazione, i legami famigliari, come una variabile secondaria della qualità della vita. Non capiscono niente! Invece, noi dovremmo inginocchiarci davanti a queste famiglie, che sono una vera scuola di umanità che salva le società dalla barbarie.

Che cosa ci rimane, infatti, se cediamo al ricatto di Cesare e Mammona, della violenza e del denaro, e rinunciamo anche agli affetti famigliari? Una nuova etica civile arriverà soltanto quando i responsabili della vita pubblica riorganizzeranno il legame sociale a partire dalla lotta alla spirale perversa tra famiglia e povertà, che ci porta nel baratro.

L’economia odierna si è spesso specializzata nel godimento del benessere individuale, ma pratica largamente lo sfruttamento dei legami famigliari. E’ una contraddizione grave, questa! L’immenso lavoro della famiglia non è quotato nei bilanci, naturalmente! Infatti l’economia e la politica sono avare di riconoscimenti a tale riguardo. Eppure, la formazione interiore della persona e la circolazione sociale degli affetti hanno proprio lì il loro pilastro. Se lo togli, viene giù tutto.

Non è solo questione di pane. Parliamo di lavoro, parliamo di istruzione, parliamo di sanità. E’ importante capire bene questo. Rimaniamo sempre molto commossi quando vediamo le immagini di bambini denutriti e malati che ci vengono mostrate in tante parti del mondo. Nello stesso tempo, ci commuove anche molto lo sguardo sfavillante di molti bambini, privi di tutto, che stanno in scuole fatte di niente, quando mostrano con orgoglio la loro matita e il loro quaderno. E come guardano con amore il loro maestro o la loro maestra! Davvero i bambini lo sanno che l’uomo non vive di solo pane! Anche l’affetto famigliare; quando c’è la miseria i bambini soffrono, perché loro vogliono l’amore, i legami famigliari.

Noi cristiani dovremmo essere sempre più vicini alle famiglie che la povertà mette alla prova. Ma pensate, tutti voi conoscete qualcuno: papà senza lavoro, mamma senza lavoro … e la famiglia soffre, i legami si indeboliscono. E’ brutto questo. In effetti, la miseria sociale colpisce la famiglia e a volte la distrugge. La mancanza o la perdita del lavoro, o la sua forte precarietà, incidono pesantemente sulla vita familiare, mettendo a dura prova le relazioni. Le condizioni di vita nei quartieri più disagiati, con i problemi abitativi e dei trasporti, come pure la riduzione dei servizi sociali, sanitari e scolastici, causano ulteriori difficoltà.  A questi fattori materiali si aggiunge il danno causato alla famiglia da pseudo-modelli, diffusi dai mass-media basati sul consumismo e il culto dell’apparire, che influenzano i ceti sociali più poveri e incrementano la disgregazione dei legami familiari. Curare le famiglie, curare l’affetto, quando la miseria mette la famiglia alla prova!

La Chiesa è madre, e non deve dimenticare questo dramma dei suoi figli. Anch’essa dev’essere povera, per diventare feconda e rispondere a tanta miseria. Una Chiesa povera è una Chiesa che pratica una volontaria semplicità nella propria vita – nelle sue stesse istituzioni, nello stile di vita dei suoi membri – per abbattere ogni muro di separazione, soprattutto dai poveri.

Ci vogliono la preghiera e l’azione. Preghiamo intensamente il Signore, che ci scuota, per rendere le nostre famiglie cristiane protagoniste di questa rivoluzione della prossimità famigliare, che ora ci è così necessaria! Di essa, di questa prossimità famigliare, fin dall’inizio, è fatta la Chiesa. E non dimentichiamo che il giudizio dei bisognosi, dei piccoli e dei poveri anticipa il giudizio di Dio (Mt 25,31-46). Non dimentichiamo questo e facciamo tutto quello che noi possiamo per aiutare le famiglie ad andare avanti nella prova della povertà e della miseria che colpiscono gli affetti, i legami famigliari. Io vorrei leggere un’altra volta il testo della Bibbia che abbiamo ascoltato all’inizio e ognuno di noi pensi alle famiglie che sono provate dalla miseria e dalla povertà, la Bibbia dice così: «Figlio, non rifiutare al povero il necessario per la vita, non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi. Non rattristare chi ha fame, non esasperare chi è in difficoltà. Non turbare un cuore già esasperato, non negare un dono al bisognoso. Non respingere la supplica del povero, non distogliere lo sguardo dall’indigente. Da chi ti chiede non distogliere lo sguardo, non dare a lui l’occasione di maledirti» (Sir 4,1-5a). Perché questo sarà quello che farà il Signore - lo dice nel Vangelo - se non facciamo queste cose.

giovedì 7 maggio 2015

L'Italicum è legge

L'hanno chiamata Italicum, ma passerà alla storia come Disgraziatellum, perché questa legge morirà nella culla, ma se disgraziatamente dovesse sopravvivere ... allora porterà la democrazia alla tomba.

Commento un articolo pubblicato sul Mattino di Padova del 5 maggio 2015 da Alessandro Naccarato, deputato PD, che potete leggere per intero qui: L'Italicum è legge

"Le caratteristiche fondamentali della nuova legge sono queste. Il testo vale solo per la Camera, perché è coordinato con la riforma costituzionale che supera il bicameralismo perfetto e trasforma il Senato in un ente eletto dai consigli regionali."

Già questo fatto che il Senato diventa un'ente eletto dai consigli regionali non mi piace:
1° perché di enti pubblici in Italia ne abbiamo già abbastanza, fin troppi direi;
2° perché i consigli regionali non hanno dato, almeno fin'ora, un bell'esempio di trasparenza e di onestà.
3° perché i senatori avrei preferito eleggerli io ... eh, perché no?

"La lista che raccoglie più del 40% dei voti ottiene un premio di maggioranza ed elegge 340 deputati su 630. Se nessuna lista raggiunge il consenso sufficiente si svolge un ballottaggio tra le prime due. I seggi rimanenti sono attribuiti con il sistema proporzionale alle liste che hanno avuto più del 3%."

Ma quando mai un partito in Italia supererà il 40% dei consensi? Quello che accadrà più verosimilmente è che avremo due o tre partitelli che a mala pena supereranno il 20%, tra i quali i primi due si disputeranno il ballottaggio, per finire che uno solo arrafferà il 55% dei seggi, sempre e comunque. A tutti gli altri, che saranno la stragrande maggioranza, rimarrà da spartirsi il 45% dei seggi ... una lotta tra poveri. Se poi consideriamo che attualmente meno di 2/3 degli elettori si reca alle urne, possiamo solo immaginare il grado di rappresentatività di questo nuovo parlamento.

"L’Italia è divisa in 100 collegi. In ogni collegio le liste presentano un capolista: il suo nome è stampato sulla scheda elettorale a fianco al simbolo della lista. L’elettore ha a disposizione un voto per la lista e uno o due di preferenza: se esprime due voti devono essere rivolti a candidati di sesso diverso. In questo modo il capolista è “bloccato” ma, a differenza di quanto avveniva con il porcellum, il suo cognome è stampato sulla scheda, come accadeva nei collegi uninominali, e l’elettore può scegliere i propri candidati."

Sì, ci sono le preferenze, ma sono immaginarie. Proviamo a dare uno sguardo al sistema reale. 100 collegi significa 100 capilista eletti col sistema maggioritario; rimangono 530 seggi, una media di meno di 6 seggi per collegio: quindi in ogni collegio i partiti minori, ai quali spetteranno solo 290 seggi, cioè mediamente 3 seggi per collegio, se faranno un buon risultato, potranno eleggere i propri capilista; solo il partito vincente al ballottaggio avrà il privilegio di veder eletti molti dei suoi deputati con il sistema delle preferenze. Ma è ovvio che essendo il partito più forte, più strutturato, più potente ... se lo può permettere, in parole schiette: verranno fagocitati dalla nomenclatura.

"Certo, visto che non esiste la legge elettorale perfetta, anche questa presenta diversi limiti, in particolare quello dei capilista bloccati, ma rappresenta comunque un miglioramento rispetto al rischio dell’ennesimo fallimento e del pericolo di tornare a votare con il proporzionale puro. Tale sistema produrrebbe instabilità e assicurerebbe un potere di ricatto e di veto alle forze minori con la certezza di ripetere i disastri degli anni scorsi."

A parte il fatto che col sistema proporzionale la Repubblica italiana è stata governata, neanche tanto male, per quasi 50 anni e pertanto, questo rischio del ritorno al passato non lo comprendo proprio, vedo di più il rischio di continuare a perseverare nel voler imporre una legge maggioritaria ad un paese che è di per sé una composizione più o meno armoniosa di differenze regionali, storiche, culturali, geografiche, paesaggistiche, dialettali. Forse l'unica vera realtà comune era, nel passato, il cattolicesimo ... ma oggidì, neanche più tanto quello.
Per un sistema complesso come quello italiano, onestamente, il vero rischio lo vedo più nella rigidezza del governo che nell'instabilità.

"La nuova legge ha l’obiettivo di superare la paralisi e le incertezze del passato, di garantire agli elettori la scelta dei deputati e di dare una maggioranza sufficiente e non eccessiva alla lista vincente in modo da assicurare la formazione di governi stabili."

Non condivido il riassuntino finale:
- la legge non supererà la paralisi e le incertezze del passato, perché esse non dipendono dal sistema elettorale, né dalla composizione numerica del parlamento, bensì dipendono fortemente dalle convinzioni profonde e dal carattere politico degli italiani, siano essi eletti od elettori;
- non garantirà agli elettori la scelta dei deputati, essi saranno scelti dai partiti, unicamente dai partiti che li avranno accolti nelle loro liste;
- darà una maggioranza eccessiva ad un partito di minoranza relativa, una maggioranza parlamentare che non sarà comunque sufficiente a formare governi stabili, perché non si può governare un paese contro la sua stessa volontà.

A meno che non si identifichi il paese con il proprio partito!

E allora, scusatemi se lo ripeto ancora una volta, questo cosa ci ricorda?

domenica 3 maggio 2015

Le Multinazionali vengono all'Expo per nutrire loro stesse, non il Pianeta

Vandana Shiva, scienziata e filosofa, è attivista politica ed ambientalista indiana, fondatrice e attuale direttrice della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy e Presidente del Movimento Navdanya International.

Leggiamo cos'ha da dirci riguardo ad Expo 2015:

- Le multinazionali, che ci hanno portato malattie e malnutrizione attraverso i prodotti chimici e gli Ogm, attraverso il cibo-spazzatura e alimenti trasformati, hanno speso negli ultimi decenni grandi quantità di denaro per la pubblicità e per le pubbliche relazioni con un'azione di lobbying, volta a influenzare le politiche e ad affermare, in maniera del tutto falsa, che i loro prodotti sfamino il mondo.

- Si sono accordate tra loro per brevettare i nostri semi, per influenzare la ricerca scientifica, per negare ai cittadini il diritto di essere informati, attraverso leggi sull'etichettatura degli Ogm. Le multinazionali che hanno distrutto i nostri terreni e la nostra salute ora saranno tutte ad Expo. Vogliamo fare una breve lista? Mc Donald's, Coca Cola, Monsanto, Syngenta, Nestlè, Eni, Dupont, Pioneer: bastano queste a rappresentarle tutte. Le multinazionali non nutrono il pianeta, come proclama lo slogan di Expo 2015. Lo affamano. La lista degli sponsor dell'esposizione universale parla da sola.

- È coerente con tutto questo che per costruire Expo si sia occupato ancora suolo e si siano cementificati molti altri ettari di terra fertile. È sconfortante che per tanti l'esposizione mondiale sia l'occasione per far consumare più cibo. Ed è emblematico che sia stato dato un ruolo di primo piano a chi propone un cibo fatto da un'aggregazione di zuccheri e grassi, inadatto a nutrire le persone e dannoso per la nostra salute e soprattutto dei nostri figli. Cosa si può fare per impedire che Expo sia solo la passerella dell'agroindustria e di chi pensa che la strada per nutrire il pianeta sia solo scegliere la tecnologia più apparentemente innovativa o la molecola di sintesi più raffinata?

- La risposta sembra scontata: portare altri contenuti dentro questo contenitore. Ad oggi la lista degli eventi, dei dibattiti, dei luoghi di confronto in cui si costruisce una visione più ampia, inclusiva e democratica sembra ancora molto povera. Ma la cosa paradossale è che da Expo sono fuori non solo fisicamente, ma anche culturalmente i contadini italiani, europei e del mondo intero, cioè coloro che producono il cibo per i cittadini e curano la Terra. Sono i piccoli agricoltori che producono il 70% del cibo consumato nel pianeta e che stanno resistendo all'attacco dell'agroindustria mondiale. Dobbiamo fare di tutto per difendere un modello agroalimentare, fondato sull'agricoltura familiare, come quello italiano, europeo e di molti altri paesi. Dobbiamo riaffermare l'orgoglio dei tanti piccoli agricoltori di tutto il mondo che hanno mantenuto, a costo di grandi difficoltà, i loro campi e che li coltivano con i metodi biologici ed ecologici. Dobbiamo cogliere l'occasione per incontrare persone che incrociano difficilmente i temi della difesa della biodiversità e che magari pensano che la questione del cibo sia solo un tema di quello che si riesce a mettere in tavola e non una questione centrale per ridefinire l'economia e la democrazia.

- Se noi, i movimenti e le associazioni che hanno scelto di entrare dentro i cancelli di Expo, saremo capaci di aprire le porte al mondo, alle ragioni della Terra dalla quale può nascere un nuovo paradigma economico, allora è possibile che Expo diventi un'occasione. L'occasione per passare dal modello "taglia e brucia", che è proprio dell'economia lineare estrattiva delle risorse, al modello economico, politico e sociale circolare basato sulla restituzione. L'occasione per superare la linearità che produce scarti materiali (i rifiuti) e scarti sociali (i poveri, gli emarginati, i disperati) e arrivare finalmente alla chiusura del cerchio ecologico. Saremo presenti all'Expo per assicurare che non sia solo la voce delle multinazionali ad essere ascoltata. Noi vogliamo portare la voce dei semi e della terra, dei piccoli agricoltori e delle generazioni future. Aggiungere al dialogo le diversità.

- Presenteremo il manifesto "Terra viva" il 2 maggio, nel padiglione della società civile, con un invito a tutti i cittadini, per lavorare verso una nuova visione, un nuovo paradigma attraverso cui sconfiggere la fame e la malnutrizione, lavorando in armonia con la terra, non dichiarando guerra contro di lei.

T E R R A V I V A

Il nostro Suolo, i nostri Beni Comuni, il nostro Futuro
Una Nuova Visione per una Cittadinanza Planetaria

Da questa manciata di terra dipende la nostra vita.
Amministratela saggiamente e lei farà crescere il
nostro cibo e di che scaldarci, ci offrirà un riparo e
ci circonderà di bellezza.
Abusatene e deperirà, morirà, portando con sé
l’umanità intera.”

Dalle Scritture Sanscrite Veda – 1500 a.C. 

Scarica qui il Manifesto TERRA VIVA

lunedì 27 aprile 2015

Il mistero dei derivati nei conti dello Stato

Lo scorso anno l’Italia ha pagato 2,76 miliardi di euro in meno di interessi sul debito pubblico, in particolare grazie agli interventi della BCE. Peccato che nello stesso anno le perdite e il passivo legati ai derivati siano saliti di circa il doppio, ovvero di 5,46 miliardi.
...
Benvenuti nel Paese in cui qualche decina di milioni di euro per salvare vite umane è una spesa insostenibile, ma qualche decina di miliardi di euro versati alle banche d’affari per coprire perdite finanziarie non pone problemi e non interessa nessuno.

Potete continuare a leggere qui:

Il mistero dei derivati nei conti dello Stato

di Andrea Baranes

martedì 21 aprile 2015

La Fabbrica dei Veleni, un passo avanti?

Lo scorso 17 aprile 2015 presso l'Hotel Crowne Plaza di Limena, si è tenuto un incontro tra la Deputata Gessica Rostellato di Iniziativa Libera, l'Assessore regionale all'ambiente Maurizio Conte, il Sindaco di Pernumia Luciano Simonetto, una rappresentante del comitato SOS C&C e una rappresentante dell'associazione ambientalista La Vespa di Battaglia Terme, per affrontare il decennale problema dei rifiuti altamente pericolosi stoccati all'interno dei capannoni della fabbrica ex C&C, sita in via Granze a Pernumia. L’incontro è stato organizzato dall’Onorevole Rostellato, la quale si sta impegnando in prima linea su questo tema: dopo aver presentato un’interpellanza parlamentare, ha incontrato nel marzo scorso le associazioni del territorio e visitato i capannoni con il sindaco di Pernumia e il presidente di Bacino Padova Sud.

Nell'incontro l’On. Rostellato ha evidenziato i gravi rischi per la popolazione e l’ambiente circostante e ha chiesto all’assessore Conte cosa sta facendo la Regione per risolvere il problema, in particolare se è stato fissato l'incontro "promesso" col Ministro dell'ambiente Galletti, durante la visita dello stesso a Pernumia il 26 gennaio 2015. Conte ha riferito di aver inviato una richiesta in tal senso, ma di non aver ancora ricevuto risposta. Ha confermato che la Regione ha assegnato 1.500.000 per l’asporto dei rifiuti ma saranno da inserire in un progetto a cui dovrà partecipare finanziariamente anche il Ministero dell’ambiente, per trovare di concerto strategie per assicurarsi le risorse finanziarie mancati se si vuole giungere alla definitiva soluzione del problema. L’onorevole Rostellato si è presa l’impegno di fissare al più presto l’ incontro col Ministero, finora mancato, perché non si perda tempo prezioso.

Proprio il tempo, in tutta questa vicenda, è per noi il punto critico. Della C&C si parla e si scrive da ormai dodici anni, è stata visitata da tante autorità e di tutti i livelli istituzionali, ma ancora nessun camion di rifiuti ha portato via qualcosa da lì dentro, mentre la struttura invecchia. I finanziamenti regionali del 2007 e del 2009 sono stati impiegati solo nel 2013/2014, e gli ultimi 200.000 euro, messi in gara per il primo asporto rifiuti, non ci risulta siano ancora stati aggiudicati. A tal proposito il sindaco Luciano Simonetto, sempre nell’incontro di venerdì 17, si è impegnato a fornire tempestivamente a tutte le parti intervenute informazioni sullo stato dell’arte di tale aggiudicazione e a richiedere a Bacino Padova Sud un nuovo progetto ampliato per l’asporto dei rifiuti e lo smaltimento totale, poiché l’attuale accordo prevede la messa in sicurezza dell’edificio e l’asportazione di una minima parte dei rifiuti

Come cittadini siamo contenti che finalmente intervenga il Ministero dell’ambiente, che tuttavia nella risposta all’interpellanza scritta della stessa Rostellato, il 13 marzo scorso aveva risposto impegnandosi solo a “vigilare sull’evolversi della vicenda fornendo, qualora richiesto, l’apporto dell’ISPRA”. Auspichiamo che l’Onorevole Rostellato e l’Assessore Conte convincano invece il Ministero che non serve solo vigilanza, servono soprattutto contributi e solerzia. I cittadini, come ormai da troppo tempo, aspettano ...

Loredana Turatto: LaVespa – info@lavespa.org - web: www.lavespa.org

Annachiara Capuzzo: Comitato SOS C&C – comitatososcec@gmail.com - web: comitatososcec.altervista.org

mercoledì 8 aprile 2015

Cancelliamo l’idea del nemico


Politica internazionale
di Vincenzo Buonomo

Mentre i conflitti si susseguono, c’è chi pensa alla pace non come generica sicurezza, ma come frutto di una relazione autentica, capace di affrontare le cause della guerra, di rispettare le norme internazionali. Come pure di tutelare i diritti umani, e tra questi quello alla pace. È il lavoro del Consiglio dei diritti umani dell’Onu che finalizzerà a breve una dichiarazione sul diritto alla pace, nonostante l’opposizione di alcuni Paesi. Il progetto si struttura intorno a due grandi questioni. La prima, non nuova, è la necessità di abbandonare l’idea della guerra e imporre ai nostri Stati di dimenticare che i contrasti si risolvono con il ricorso alle armi. Un obiettivo problematico di fronte all’atteggiamento di tanti Paesi che rifiutano il pur minimo impegno al negoziato, al disarmo e ad un controllo sulla loro condotta rispetto agli atti riguardanti la pace. Tra gli esempi meno noti, il contrasto tra l’obiezione di coscienza e le leggi nazionali sul servizio militare, la tutela del patrimonio artistico o l’uso di compagnie private di sicurezza che operano nei conflitti armati.
Più vicina alle nostre possibilità di operare per la pace è la seconda proposta della dichiarazione: l’educazione e la formazione alla pace. Un’opera che non può limitarsi a oscurare le immagini di combattimenti e stragi, a sostenere armistizi e cessate il fuoco o anche a cercare di convincere che la pace è un valore. Insegnamenti e cattedre sulla pace abbondano, le cancellerie dei nostri Paesi sono sempre pronte a negoziare la pace. Ma la guerra è dietro l’angolo e come ricordava papa Francesco nel centenario della Prima guerra mondiale: «La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli».
Educare e formare alla pace presuppone un cambio di paradigma: abbandonare l’idea del nemico. È quanto sosteneva Chiara Lubich, il 28 maggio 1997 nel suo discorso al Palazzo di vetro: «La pace, come testimoniano anche le finalità e l’azione delle Nazioni Unite, ha nomi nuovi e richiede in primo luogo uno sforzo che l’Onu, con il vostro speciale apporto e il contributo di tutti, può sostenere: superare la categoria del nemico, di qualsiasi nemico».

(da Città Nuova del 25 marzo 2015)

martedì 24 febbraio 2015

La Pace nel Corano

Ricevo dal mio amico Rosario Amico Roxas, cattolico siciliano, profondo conoscitore del mondo islamico e della religione musulmana, questo brano di attualità, che ho molto apprezzato e pubblico volentieri:

La Pace nel Corano

Stiamo vivendo un'epoca in contraddizione con se stessa, nella quale dominano la violenza e la morte, che rappresentano l'antitesi della vita. Il termine che compendia questa contraddizione è universalmente riconosciuto nella PACE, che non segna la sconfitta di una parte e la vittoria della parte opposta, ma solamente un reciproco compromesso che neutralizza gli eccessi a vantaggio di una civile convivenza.

Lo scontro tra nazi-fascismo e comunismo provocò la seconda guerra mondiale che insanguinò l'Europa e non solo. Fu il sistema democratico che generò l'equilibrio tra le parti, pur se si trattò, per un lungo periodo, di un equilibrio forzato, mantenendo in vita una "guerra fredda" che tenne il mondo sull'orlo di un ulteriore e definitivo conflitto. Vinse la democrazia, che, però, portò con sé gli eccessi del capitalismo liberista destinato a scontrarsi con le crisi economiche che avrebbe provocato, per l'avidità di pochi contro i bisogni della stragrande maggioranza della popolazione mondiale, stratificando una realtà difficile da smontare in nome di un maggior equilibrio dei diritti e dei doveri, dei bisogni del necessario contro gli abusi del superfluo. Questa contraddizione è oggi la causa di continui scontri, che non sono sfociati in una guerra dichiarata, ma si sono limitati a manifestazioni localizzate tenute sotto controllo con un esercizio sproporzionato di violenza repressiva. Oggi, sul pianeta Terra, il 2% della popolazione mondiale, possiede il 50% della ricchezza globale; la sproporzione è più che evidente e sta alla base delle attuali nubi tempestose che minacciano tempeste di violenza.

I popoli della fame, pur ricchissimi di materie prime (petrolio e gas in primis), si ritrovano aggrediti senza difesa, derubati anche dai loro stessi governanti che hanno fatto combutta con le lobby occidentali dalle quali hanno presto imparato la logica del liberismo capitalista.

La parola "PACE" ha perso così ogni significato, dovendo subire il primato di un terrorismo bilaterale che manca di velleità di conquista, ma mira a terrorizzare le popolazioni per tenerle sottomesse al potere del più forte. Per giustificare le aggressioni il potere occidentale definisce il proprio terrorismo "difesa preventiva", mentre definisce terrorismo la reazione alle violenze subite.

Ma necessita una più articolata motivazione, così si trova nell'Islam il nemico da combattere, attribuendo ad una religione caratteristiche che non ha, sollecitando anche le esasperazioni che vengono identificate come "fondamentalismo".

Si finisce con l'ascoltare un manipolo di estremisti che si elevano ad interpreti del Corano e, in nome del Libro Sacro, realizzano una contro-crociata contro l'Occidente, che le crociate le ha fatte veramente.

Poiché non sarebbe giustificabile lo spargimento del terrore in nome di rivendicazioni economiche e di conquista di materie prime e manodopera a basso costo, allora si attribuisce lo stato di pericolo ad una pretestuosa "guerra santa" unilateralmente voluta dal mondo arabo, al quale viene dichiarata una guerra preventiva, attraverso una difesa esterna ai confini che sarebbero minacciati; praticamente la certezza di una guerra per scongiurare l'ipotesi di una guerra, senza nemmeno tentare la via politica e diplomatica.

Si verifica anche una lettura di comodo del Corano, attribuendo frasi estrapolate arbitrariamente dal testo, quali valori dettati dal libro sacro che sarebbe inneggiante alla violenza nel nome di Dio.

Ovviamente viene trascurata tutta quella parte del Corano che esalta la Pace, proprio quella Pace che è inserita nell'usuale saluto arabo âlSalâm âleikum, la pace sia con voi.

E, dice il Corano (36ª58): La parola di Dio è "Pace". I cattolici hanno la bellissima frase "Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis". "Pace agli uomini di buona volontà" è un concetto che si legge anche nel Corano, Corano in cui la parola "pace" è citata trentacinque volte.

Dice il Corano:
(10ª25) Dio chiama al soggiorno della Pace, e dirige chi Egli vuole sulla via diritta.
(15ª46) Entrate [in Paradiso] in pace e con sicurezza.
(16ª32) Le persone che sono buone vengono chiamate dagli angeli, che dicono loro: "La Pace sia con voi; entrate in Paradiso, come ricompensa delle vostre azioni".

La pace è anche la qualità dei maggiori profeti.
Si legge infatti nel Corano:
(20ª47) [Gli angeli dissero a Mosè:] "Pace su chiunque segue una giusta Via".
(19ª15) Di Gesù il Corano dice: La pace su di lui il giorno in cui nacque, il giorno in cui morirà, e il giorno in cui verrà resuscitato vivo.
(19ª33) E ancora nel Corano Gesù stesso ripete: La pace su di me il giorno in cui io nacqui, il giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò resuscitato vivo.

Vediamo ora l'attualizzazione della pace fra le varie comunità del mondo, ossia fra i diversi gruppi etnici e religiosi della terra.

Dice il Corano:
(11ª118) Se il Signore avesse voluto, avrebbe fatto delle genti una sola comunità.
(16ª93) Se Dio avesse voluto, certo, avrebbe dato a voi una comunità (una religione) unica.

La varietà di comunità serve dunque, sempre come dice il Corano, perché esse si confrontino reciprocamente, concorrano l'una l'altra nel bene, e nessuna prevarichi su altre.

Jalâl âlDîn Rûmî (il san Francesco dei Sufi, 1207-1273) scrisse:

"Le vie sono diverse, la meta è unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero durante il cammino si appianano; e chi si diceva l'un l'altro durante la strada "tu sei un empio" dimentica allora il litigio, poiché la meta è unica".

Questo non è "superamento" della religione, ma "rispetto" d'ogni religione, come insegna lo stesso Corano, e la chiave di volta è il dialogo. Il dialogo ha come scopo la scoperta dei valori comuni e il rispetto dei valori altrui.

di Rosario Amico Roxas